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La situazione sui Lepini
Giovedì 12 Gennaio 2012 11:24
Iniziata ad handicap, con tanto di scandali sulle condizioni abitative riservate loro, la situazione profughi sui Monti Lepini è ancora in atto.
Così come sono in atto i processi che stabiliranno responsabilità e colpe dei protagonisti degli scandali estivi. Intanto nei comuni di Sezze, Maenza e Roccagorga a gestire l’emergenza è stata la cooperativa Karibu che, dove direttamente e dove con l’ausilio di altri enti, ha provveduto a trovare sistemazione ai profughi che gli sono stati affidati direttamente dal delegato della Protezione Civile. Per venire incontro alle esigenze dei casi affidati Karibu ha sistemato alcuni profughi presso abitazioni private di cui si è caricata di pagare l’affitto e provvede alla somministrazione di cibo, di tutti i beni di primo bisogno e dei corsi di italianizzazione previsti dalla legge.
Altri, per i quali le abitazioni private non sono state sufficienti, sono stati collocati presso strutture pubbliche a gestione privata, come nel caso dell’Ostello San Tommaso d’Aquino a Maenza mediante la stipula di un contratto d’affitto con l’ATI che gestisce in appalto la struttura. Per ogni ospite Karibu paga una cifra giornaliera che fino al 31 dicembre 2011 era di circa trenta dei quarantadue euro totali ricevuti dallo stato. In cambio la struttura provvedeva al vitto, all’alloggio, alla somministrazione di beni primari (per l’igiene e per la salute), al vestiario, alle cure mediche e ai corsi di italiano degli stessi ospiti che in pratica, da settembre, hanno monopolizzato l’utilizzo della stessa struttura che, proprio da quella data, non ha altri ospiti all’infuori di quelli provenuti dalla Libia, venendo meno al suo utilizzo abituale. Karibu si occupa per loro dell’assistenza legale e burocratica oltre che della somministrazione di un pocket money. Da gennaio 2012, essendo sensibilmente diminuiti gli ospiti (da oltre quaranta, nel corso dei mesi sono scesi a neanche 30), l’accordo è stato rivisto e ridimensionato con inevitabili ripercussioni e tagli nel personale impiegato, nella speranza che la qualità dei servizi offerti sia comunque rimasta invariata. I profughi che risiedono a Maenza e quelli negli altri Comuni periodicamente si prodigano in viaggi verso la Questura di Latina, visite mediche di rito, il tutto in attesa di permessi di soggiorno definitivi che tardano ad arrivare, aumentando il malcontento.




