1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>
Errore
  • XML Parsing Error at 1:382. Error 9: Invalid character

Casse vuote a Priverno: si vende

Mercoledì 30 Novembre 2011 19:28

PDF Stampa E-mail

borgofossanovaMario Giorgi

L’amministrazione comunale di Priverno ha deciso di alienare alcuni beni comunali con il chiaro intento di far affluire denaro fresco nelle ormai vuote casse dell’ente. Il primo passo è stato, in verità, già fatto qualche tempo fa, con la vendita della struttura che ospita la caserma dei carabinieri in via Madonna delle Grazie.

Ora, nella lista delle dismissioni ci sono il Cinema teatro comunale di via Domenico Marzi e il Museo medievale di Fossanova. Contro un’operazione del genere sono insorti cittadini e forze politiche di opposizione. Ma, in democrazia si sa vige la forza dei numeri. E la maggioranza Macci-Giordani ha deliberato il provvedimento in sede di consiglio comunale. Ma la dismissione, quindi la vendita, di quei due beni patrimoniali, secondo il consigliere comunale Pd Elvira Picozza, non può essere fatta. Perché per il Museo medievale di Fossanova esisterebbe, in base alla Legge Regionale 42/97, un vincolo di inalienabilità trentennale, mentre per il Cinema teatro comunale è già stata esperita un’operazione di leaseback, non andata fortunatamente a buon fine. PrivernocomuneMa la maggioranza – come detto – è di diverso avviso. Ed allora alcuni dirigenti del Pd (l’insegnate, Roberto Antonini, il dirigente scolastico Anna Maria Bilancia, l’ex responsabile del settore Cultura del Comune Renato Di Giorgio, gli ex sindaci Mario Renzi e Mario Ronci e il consigliere comunale Elvira Picozza) hanno proposto la costituzione di un “Comitato civico in difesa del patrimonio artistico e culturale locale”, in special modo del Museo medievale di Fossanova, che vorrebbero assumesse un’identità più ampia, aperta alla partecipazione di soggetti diversi, tutti concorrenti per l’unico fine di salvaguardare e promuovere i beni più preziosi di questo territorio. Per quel che riguarda i due beni per i quali la giunta Macci-Giordani ha deciso l’alienazione, secondo i promotori del Comitato “la svendita risulta assurda e incomprensibile non solo dal punto di vista storico-culturale, ma anche da quello economico, se si considerano gli ingenti finanziamenti spesi per l’acquisto e la ristrutturazione dell’immobile e per l’allestimento del Museo”. Non solo, ma secondo Antonini e gli altri verrebbe tradito l’art. 9 della nostra Costituzione, secondo cui “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione” e – come afferma Salvatore Settis - deve farlo “in modo identico dalle Alpi alla Sicilia”. Questo Comitato, secondo i promotori, dovrebbe essere assolutamente indipendente da ogni partito, proprio “per offrire a tutti coloro che vorranno aderire le migliori condizioni per farlo, visto che la difesa dei beni pubblici a rilevanza culturale è un diritto/dovere che supera le appartenenze di parte e accomuna tutti i cittadini”. Chissà se ci sarà mai una risposta pubblica da parte di chi pensa invece che oggi quei beni potrebbero servire a risanare le casse del Comune. Ad ogni buon conto, è bene che si sappia che dei soldi incassati dalla vendita (1.146.936,31 euro per il Museo e 715.271,19 euro per il Cinema), soltanto la plusvalenza può essere adoperata per sistemare i conti del Comune. Insomma, se la vendita dei due immobili andasse in porto, il Comune di Priverno incasserebbe sì 1.862.207,50 euro, ma per appianare la sua situazione finanziaria ne potrebbe utilizzare soltanto 776.294, 26. Ma, evidentemente, c’è chi ritiene che il gioco valga la candela.