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Chi si ricorda degli immigrati?

Mercoledì 16 Novembre 2011 18:22

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immigrati2di Luca Morazzano

Chi si ricorda degli immigrati sbarcati a Lampedusa e provenienti dalla Libia durante l’estate? Parecchi di loro arrivarono anche in provincia di Latina e tra questi tanti hanno trovato sistemazione nei comuni di Sezze, Roccagorga e Maenza con tanto di questioni, problematiche e scandali annessi.

Vi ricordate gli sgomberi, il botta e risposta tra i sindaci di Sezze e Bassiano, e via dicendo? Stando agli spazi dedicati loro dai mass media locali e nazionali sembra che in molti si siano scordati di questa vicenda che comunque prosegue il suo tragitto attraverso le pieghe della pachidermica giustizia italiana. Con il passare dei giorni e dei mesi, dagli special in tv, dai servizi in apertura dei Tg e dalle prime pagine dei giornali, si è passati ad un silenzio sempre più assordante. E sì, perché il problema, anche se ormai sottotraccia, è tutt’altro che chiarito, anzi resta invariato ed irrisolto sotto gli occhi di tutti. Chi di voi non ha incontrato queste persone aspettare alla fermata dell’autobus o girovagare all’interno dei paesi? La situazione di emergenza per loro e per i paesi che li ospitano sono ancora in atto e in un momento di crisi economica a livello nazionale ed internazionale come quello che stiamo vivendo è un dato di non poco conto. I perché di tale considerazione non sono pochi e pure di facile individuazione. Dove sono? Presso case affittate o presso strutture ricettive adibite all’uopo che sono diventate di fatto il loro domicilio. Perché? Perché ce li ha sistemati la cooperativa Karibu, una cooperativa accreditata e qualificata per lo scopo che ha ricevuto l’affidamento delle pratiche di centinaia di immigrati direttamente dalla Protezione Civile. Cosa fanno? Passano i giorni a fare avanti ed indietro tra uffici, ospedali, questura, medici, avvocati per sbrigare le interminabili pratiche burocratiche necessarie loro per ottenere il permesso di soggiorno. Ognuno di essi, infatti, ha una storia personale alle spalle. Situazioni più o meno piene di tragedie private, vengono da tutte le parti dell’Africa, parlano chi inglese, chi francese, chi portoghese, chi arabo, alcuni sono cristiani e altri musulmani e sono accumunati dall’essersi ritrovati in Libia in pieno stato di guerra e per garantirsi una speranza di sopravvivenza hanno preferito salire a bordo dei barconi della speranza con il serio rischio di rimanerci durante il viaggio. Molti di loro sono arrivati a Manduria all’inizio di luglio e dopo una settimana circa sono stati mandati nella provincia di Latina. Da quel momento costano allo stato italiano circa 40 euro al giorno che vengono erogati per ognuno di loro alla ditta che li ha in affidamento e che a sua volta li utilizza per assicurare loro vitto, alloggio, assistenza legale e burocratica, sanitaria e un processo di italianizzazione. Comprendendo la storia umana di ognuno di loro e l’estrema fragilità della condizione di questi immigrati, l’assurdo che stride, però, con il momento di crisi, è che per cento di loro (tra quelli di Sezze, Maenza e Roccagorga la cifra è ben superiore), ogni giorno lo stato eroga 4.000 euro che fanno una cifra ben più consistente di 120.000 (centoventimila) euro ogni mese. Calcolatrice alla mano, essendo qui da quattro mesi circa, la cifra in questione sale a circa 500.000 euro. Una somma di certo non indifferente e destinata a salire con il passare dei giorni. Proprio qui si apre un altro quesito: quanto durerà il periodo di attesa di questi poveri cristi? Il loro limbo di attesa burocratica non può umanamente e legalmente durare in eterno. E neppure è plausibile che le casse italiane (figuratevi a quanto ammonta la spesa totale se solo allarghiamo il fenomeno preso in considerazione nei nostri calcoli solo a livello locale) continuino ‘ad interim’ a sobbarcarsi tale spesa, quando fuori da questo contesto la situazione è sempre più tragica. Ma chi ha interesse affinché questa situazione subisca un’accelerata? Le cooperative tipo Karibu che hanno l’affidamento degli immigrati e che ogni giorno che la questione perdura gestiscono una marea di denaro? O i legali che ricevono un compenso per curare le procedure burocratiche? Oppure le strutture presso le quali sono alloggiati che hanno trovato una fonte d’entrata consistente e duratura?