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ACQUA E NUCLEARE, ORA SERVONO LEGGI

Giovedì 16 Giugno 2011 15:33

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AcquaSimone Di Giulio

Dopo 16 anni la fatidica soglia del 50%+1 è stata raggiunta e la provincia di Latina (tranne alcuni casi isolati) si è mostrata estremamente sensibile ai temi sottoposti al referendum, soprattutto quelli legati alla gestione dell'acqua e allo scongiurato ritorno all'energia nucleare.

Ma nella sostanza cosa cambierà sulla gestione del servizio idrico e sul nucleare? Per quanto concerne lo spinoso nodo dell'acqua cambierà poco, almeno per il momento. Il contratto trentennale con Acqualatina e quello (anch'esso della durata di trenta anni) con la Dondi non saranno sciolti, ma pesantemente rivisti. Dopo il referendum in materia di gestione dell'acqua esiste un vuoto normativo e sarà compito della classe politica legiferare in materia, ovviamente tenendo ben presente il contenuto sostanziale della volontà degli italiani. Per la situazione di Acqualatina si dovrà presumibilmente uscire dal modello della società per azioni e da quello delle società di capitali in generale, che per loro natura giuridica devono remunerare i capitali investiti e distribuire utili agli azionisti. Strumenti di finanziamento, governance e organismi di controllo del servizio diventano, a questo punto, fondamentali, anche se la spallata decisiva dovrebbe arrivare da una serie di leggi che facciano tornare gradualmente alla gestione totalmente pubblica della rete idrica, finanziata con le bollette e con la finanza pubblica. Il contributo dei privati nella gestione del servizio potrà esserci, ma dovrà tenere conto di una dimensione diversa, si potrebbe definire operativa, e riguardare soltanto componenti accessorie del servizio, come assistenza agli utenti, comunicazione interna ed esterna e altri processi amministrativi, che potrebbero essere affidati a società private attraverso bandi di gara pubblici. Solo in questo modo non si snaturerebbe la volontà degli elettori del referendum del 12 e 13 giugno sulla questione della gestione del servizio pubblico. Differente il discorso sul nucleare. A Latina e provincia il sì è stato netto, quindi il popolo ha deciso di non ascoltare le rassicurazioni di scienziati e teorici dell'atomo come risorsa da utilizzare al posto delle energie rinnovabili. Ma questa provincia (e praticamente nessuno ne ha parlato) paga ancora il prezzo delle scorie da eliminare dai siti dismessi di Borgo Sabotino e del Garigliano. Anche in questo caso si dovrà intervenire con prontezza e proprio dal capoluogo (in particolare dal sindaco Di Giorgi che si è subito schierato con i promotori del quesito referendario) dovrà partire una doppia sfida: da una parte sensibilizzare chi di dovere ad un controllo assiduo delle centrali in questione, dall'altra iniziare una campagna per intercettare incentivi alle fonti di energia pulita.