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ACQUA, DUE QUESITI PER SALVARLA

Mercoledì 08 Giugno 2011 15:38

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referendum2011di Paola Bernasconi

Due quesiti dedicati all'acqua, l'oro blu della nostra epoca. Due quesiti fondamentali sotto tutti i punti di vista, sia etici che economici. Questi i titoli: "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

Abrogazione" e "Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma". Partiamo dal primo. Il governo Berlusconi ha approvato una normativa che permette ai privati, attraverso una gara, la gestione del servizio idrico. Votando no si permette a questa norma di restare in vigore permettendo quindi la privatizzazione dell'acqua; con un sì viene impedito ciò. Il secondo vuole invece abrogare quella parte della norma che permette a chi gestisce il servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Votando sì i privati non potranno ottenere tale profitto sulla gestione di un bene come l'acqua. A sostegno dei sì è stato formato il Comitato "2 Sì per l'acqua bene comune" che sta portando avanti una battaglia sotto lo slogan "l'acqua non si vende". Una campagna che vede l'appoggio di Altreconomia che ha pubblicato un dossier speciale che potete trovare online all'indirizzo http://www.altreconomia.it/allegati/contenuti/phpgDFvSY5108.pdf oppure nella rivista cartacea. Un dossier che, argomentando, cerca di sfatare tutti quei miti nati intorno alla privatizzazione dell'acqua, oltre che occuparsi anche degli altri due quesiti referendari. Il primo mito? Quello secondo cui i privati gestirebbero meglio il servizio. A ciò risponde Pietro Raitano, direttore del mensile Altreconomia e curatore del dossier Speciale Referendum: " Uno dei migliori acquedotti del nostro Paese è quello di Milano, al cento per cento di gestione pubblica, dove l'acqua viene controllata più volte al giorno e le dispersioni sono minime; (è quindi) dogmatico dire che la gestione privata garantisce una migliore gestione della rete. dicapuaacquaLe esperienze che si sono fatte in questi anni in Calabria, ad Agrigento, a Latina dimostrano che dove gli acquedotti sono passati in mano ai privati c'è stato solo un aumento delle tariffe". A suffragare questa tesi anche Duccio Valori, ex Direttore centrale dell'Iri: "La necessità di investimenti di miglioramento, manutenzione ordinaria e straordinaria, di innovazione (riciclo dei reflui, per esempio) appare del tutto evidente anche a noi. Ma la soluzione proposta, quella della privatizzazione, è sbagliata. Perché una volta che i privati avessero acquisito il controllo delle reti idriche avrebbero due sole possibilità: o non fare gli investimenti, e quindi la privatizzazione sarebbe stata del tutto inutile; o farli, e mettere ammortamento e interessi sul capitale a carico degli utenti, con un pesante aumento delle tariffe (e questa appare la tesi)". Calcolando che, secondo il Conviri (Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche), nei prossimi trent'anni sono calcolate spese per la manutenzione e l'ammodernamento del nostro servizio idrico che si aggirano intorno ai 64 miliardi di euro, si fa presto ad immaginare che tipo di ripercussioni ciò potrà avere sulla bolletta qualora le strutture diventino private.