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PDL, MAI CRISI FU PIÙ NERA

Mercoledì 01 Giugno 2011 19:16

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berlusconiSimone Di Giulio

Con le amministrative appena trascorse, le ultime di una certa importanza prima della scadenza del mandato di Silvio Berlusconi prevista per il 2013, si è aperta un'ulteriore falla all'interno del sistema che regge il Popolo della Libertà, che mai come oggi paga a carissimo prezzo l'accentramento voluto dal premier e la difficoltà a trovare degni eredi per la sua successione.

Nonostante le rassicurazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri le pesanti debacle a Milano e a Napoli aprono una falla che difficilmente si riuscirà a chiudere e che, inevitabilmente, porta strascichi anche a livello locale, nella migliore tradizione dei partiti e dei movimenti politici costruiti a piramide. Che la situazione stesse precipitando lo si era già capito qualche mese fa. La rottura con Fini è stata plateale, ma i campanelli d'allarme lanciati dal Presidente della Camera e confermati con la scissione del gruppo di Futuro e Libertà indicano che già da tempo qualcosa all'interno del maggiore partito del centrodestra italiano si era rotto. La corsa alla Regione Lazio più di un anno fa aveva fatto emergere divergenze che solo ora trovano il proprio sfogo naturale. La spaccatura di Fli ha confermato che qualcosa andava rivisto, soprattutto nei legami con la Lega, che ora ha davvero in mano le sorti del paese e non mollerà finché non avrà raggiunto l'obiettivo di realizzare quelle riforme che aiuteranno solo chi vive da Firenze in su. berlusconi2Berlusconi sembra aver finalmente capito la situazione in cui si trova e sta cercando di metterci più di una pezza, anche rischiando di peggiorare i già precari equilibri che la sua coalizione di trova ad affrontare. I salvataggi in corner rischiano davvero di mutare gli scenari politici italiani e alcune proposte del premier potrebbero addirittura velocizzare questi mutamenti radicali. La proposta in piena campagna elettorale di spostare due ministeri al nord ha rischiato di far saltare il tappo da Roma, che per il momento resta l'unica roccaforte sulla quale può ancora contare il Presidente del Consiglio. Il repentino ripensamento ha lasciato all'interno del gruppo romano qualche mal di pancia, così come tra gli esponenti della Lega, che dopo le sconfitte brucianti di Milano e Napoli ha chiesto una rapida e netta virata verso le riforme che sono a loro care, federalismo fiscale e smarcamento dalle logiche romane, altro che legittimo impedimento, riforma della giustizia e meno tasse per tutti, slogan che il Cavaliere finora ha portato avanti con fierezza. Il Popolo della Libertà, che finora era sembrata una corazzata invincibile, con numeri da capogiro in Parlamento e con una forza nascosta che gli permetteva di tenersi i panni sporchi in casa, adesso è diventata un'orda allo sbando più completo, con i protagonisti che cercano di smarcarsi da logiche spartitorie che potrebbero rivelarsi un'arma a doppio taglio. L'arrivo delle stampelle in Parlamento dopo l'abbandono di Fini e la capacità di restare fuori dai giochi di Casini hanno fatto il resto, con il gruppo storico del partito che per la prima volta dopo 17 anni si sente tagliato fuori. Questa situazione ha portato alle inevitabili sconfitte a Napoli e a Milano, dove l'aria di cambiamento rappresentata da De Magistris e da Pisapia ha fatto il resto, con la sinistra classica (il Partito Democratico) che è stata giustamente alla finestra ad aspettare l'inevitabile. Il re adesso è davvero nudo e ci vorranno più del suo noto charme o del tentativo di chiedere l'intervento a Barack Obama sulla dittatura dei giudici di sinistra per evitare un tracollo che, seppur fisiologico vista la pochezza di esponenti politici da lanciare nel nuovo panorama italiano, ormai è dietro l'angolo. Il Cavaliere, comunque, non mollerà, a discapito di un'Italia in cui la situazione ormai è in avanzato stato di decomposizione e non si può più attendere oltre. L'occasione per la seconda spallata che potrebbe davvero mutare radicalmente il panorama politico nazionale arriverà tra un paio di settimane. Solo allora e solo dopo la stagione dei congressi, che a questo punto sembra davvero necessaria, si potranno tirare i conti, ma questa situazione ingestibile adesso rischia di portare nel limbo anche le altre realtà, quelle regionali, provinciali e locali, che già iniziano a scalpitare in attesa di ordini che, stavolta, non arriveranno dall'alto.