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IL PASTICCIACCIO BRUTTO A TERRACINA

Mercoledì 01 Giugno 2011 18:03

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procaccinidi Simone Di Giulio

A Latina era stata l'arma in più per imporsi al primo turno ed evitare i pericoli del ballottaggio al quale andava incontro Giovanni Di Giorgi. Ma altrove la lista legata alla governatrice del Lazio Renata Polverini, Città Nuove, ha aperto una falla forse insanabile all'interno del Popolo della Libertà.

A Terracina e a Sora, addirittura, la lista dell'ex segretaria dell'Ugl è riuscita ad arrivare al ballottaggio dello scorso 29 e 30 maggio, mettendo in crisi tutto il sistema del centrodestra locale. La situazione di Terracina ha avuto pesanti strascichi con Procaccini e Sciscione che si sono ritrovati a lottare per la stessa poltrona creando uno scenario inusuale che non ha fatto mancare polemiche e recriminazioni. Alla fine l'ha spuntata Nicola Procaccini, ex portavoce del Ministro Giorgia Meloni, che naturalmente si è schierata (insieme a molti altri noti esponenti del PdL nazionale tipo Alfano) dalla parte dell'uomo individuato dal partito per sostituire il sindaco uscente Stefano Nardi. sciscionegianfrancoDall'altra parte Gianfranco Sciscione, il 'Murdoch de noantri', che dopo la scoppola rimediata alle regionali dello scorso anno, che non gli ha permesso di trovare un posto alla Pisana, aveva strappato alla Polverini il pass per giocarsi la carta della corsa a primo cittadino di Terracina. Una battaglia serrata nelle due settimane che hanno separato il primo turno dal ballottaggio, fatta di accuse reciproche e di posizioni drastiche, considerando che si trattava di due movimenti che alla fine avrebbero potuto governare la città per i prossimi cinque anni a braccetto, facendo il bello e il cattivo tempo. Nessuno si aspettava un duello con i petali di rose, ma nemmeno un assalto all'arma bianca per strappare quel 50%+1 che garantiva la vittoria. E anche i 'grandi' hanno fatto la loro parte. Detto della Meloni e di altri esponenti del Popolo della Libertà che hanno sostenuto il giovane giornalista, vanno registrate le posizioni di Renata Polverini e di Gianni Alemanno, che invece si sono messi in prima fila a sostegno dell'imprenditore terracinese, che ad un tratto è sembrato più interessato a distruggere la proposta di Procaccini e del suo maggiore estimatore (tale Claudio Fazzone), piuttosto che pensare a cosa mettere in campo una volta diventato primo cittadino. Quella che ne è venuta fuori è l'ennesima spaccatura tra le varie anime del Popolo della Libertà. Dopo il ballottaggio che ha visto imporsi Procaccini con il 52.85% delle preferenze contro il 47,15% conquistato da Sciscione sono iniziate le frecciate tra le due fazioni. Nessuno però ha posto l'accento su altri numeri. Nel primo turno i votanti erano stati 28.640, pari al 76.94% degli aventi diritto. Solo due settimane più tardi gli elettori sono diventati 22.997 elettori, per una percentuale del 61,77%. Dati inquietanti che non si possono giustificare con l'assenza di competitors, che avrebbero spinto i cittadini a disertare le urne. Quel che resta è una falla, nemmeno minimamente intaccata dalle dichiarazioni post voto dello stesso Sciscione, che ha assicurato (come nella migliore tradizione) che la sua opposizione in consiglio comunale sarà costruttiva. Decisamente più incisive le dichiarazioni di Renata Polverini, che ha preferito gettare benzina sul fuoco: "Il Pdl - ha spiegato a caldo la governatrice del Lazio - manca di una struttura organizzativa. È necessario creare una squadra di comando, interlocutori certi e autorevoli che sappiano essere punto di riferimento sul territorio. Sono queste amministrative a dimostrare che ci sono state delle lacune, soprattutto nella scelta dei candidati sindaci. Qualunque sia l'esito dei ballottaggi - ha concluso in tono minaccioso la Polverini - io ho vinto, incasso comunque un gran bel risultato e Berlusconi deve riflettere chiedendosi che partito è diventato il PdL".