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OSPEDALE, DANNO E BEFFA

Mercoledì 20 Ottobre 2010 17:53

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sezze_ospedaledi Alessandro Mattei

Dopo il danno la beffa. Una denuncia d'ufficio per interruzione di pubblico servizio. Fioccano le prime accuse per quella protesta che lo scorso 28 settembre sfociò in una pacifica occupazione dei binari delle ferrovie dello stato a Sezze Scalo, sulla linea ferroviaria Roma- Napoli.

Da quanto emerso le persone denunciate sono più di dieci e si tratta di amministratori, con a capo il sindaco Andrea Campoli e gente comune che, in nome di una sanità che sta andando a puttane, ha voluto far sentire la propria voce bloccando per pochi minuti una tratta che di minuti di ritardo ne porta a iosa, sempre e comunque, e di un treno che si fa difficoltà a chiamarlo tale, vista la sporcizia, il lordume e le zecche che in passato sono venute fuori, e tutto il resto che bene, anzi benissimo, conoscono i pendolari di tutta la regione. E comunque sia l'articolo 340 del codice penale parla chiaro: "Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge [330, 331, 431, 432, 433], cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno. I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni". Sul caso la Procura di Latina ha aperto una inchiesta. Anche se si tratta di un atto dovuto obbliga però gli inquirenti, polizia e carabinieri che hanno partecipato al servizio d'ordine, ad indagare chi è stato identificato e ha ostacolato il normale traffico ferroviario. Nel bel mezzo della manifestazione, infatti, un treno proveniente da Roma Termini era stato costretto ad arrestarsi perché un gruppo di persone aveva di fatto bloccato i binari con tanto di manifesti e megafoni alla mano. Il convoglio è stato fermo per pochi minuti ma tanto è bastato per far scattare le denuncia d'ufficio. Adesso si parla di ripercussioni sul traffico ferroviario e quindi di atto dovuto. Ma? La manifestazione era stata organizzata per protestare contro i tagli alla sanità locale e contro la chiusura del nosocomio setino San Carlo da Sezze. Il decreto della Polverini andrà a colpire in generale oltre 3.000 posti letto di cui 1.623 per riabilitazione e lunga degenza. Il provvedimento prevede la chiusura di 17 ospedali provinciali nel Lazio, tra cui appunto Sezze e Gaeta. Il provvedimento darà un duro colpo alla provincia di Latina che ha effettuato nel corso degli ultimi anni una operazione di risanamento passando dalla perdita di 140 milioni di euro nel 2005 al pareggio nel 2010. Per quanto concerne l'ospedale di Sezze, invece, proprio negli ultimi anni, era stato al centro di un rilancio dell'offerta sanitaria che non si registrava da anni, con l'apertura di diversi ambulatori e l'istituzione del Day Surgery.

I PRIMI INTERVENTI POLITICI SULLA VICENDA
"Manifestiamo la nostra completa solidarietà ai cittadini e agli amministratori locali per le ragioni del loro dissenso. Condividiamo la necessità di una sacrosanta opposizione al piano sanitario presentato dalla Polverini, che taglia servizi essenziali senza concedere alcuna alternativa concreta alla domanda di salute che viene dai territori. Andrebbe aperta un'inchiesta nei confronti di chi non assicura i servizi essenziali e cancella i diritti costituzionali e non contro chi giustamente li rivendica". Queste le dichiarazioni a caldo espresse in una nota congiunta da Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, rispettivamente capogruppo e consigliere della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio. Per Sezze, invece, duro il consigliere comunale Roberto Reginaldi. "Tutti gli amministratori setini, o almeno quelli che hanno avuto il coraggio di partecipare con in testa il sindaco Campoli, sono indagati per la protesta sui binari. Almeno non siamo indagati per peculato, concussione, abuso d'ufficio e altre simili colpe di cui ben altri sono stati e sono tutt'ora indagati. Ci siamo macchiati (forse) la fedina penale per difendere il diritto alla salute dei cittadini di Sezze e dei paesi limitrofi, diritti - aggiunge l'esponente di Nuova Area - che sono stati cancellati con una firma della Governatrice della Regione Lazio, benché in campagna elettorale avesse assicurato sul potenziamento del nostro nosocomio San Carlo".