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L’acqua sempre al centro del dibattito
Giovedì 05 Gennaio 2012 10:15
La sezione di Latina del Tribunale Amministrativo del Lazio non ha accolto la richiesta di sospensiva alla delibera del consiglio comunale, la numero 42 del 26/09/2011, sulla rescissione contrattuale con la concessionaria del servizio idrico Dondi spa.
Ma la notizia non soddisfa il Comitato Acqua Pubblica di Sezze, che per bocca del suo portavoce Paolo Di Capua spiega i motivi: “Sfuggiamo dall’aspetto giuridico, ma osserviamo, però, che l’ente si ritrova con la concessionaria nuovamente nel vortice del contenzioso, nonostante il Referendum sull’acqua e l’exit strategy da noi suggerito e documentato.
Non ha voluto la maggioranza ascoltare il Comitato, quindi rifiutiamo questa gioia esaltante da parte dei consiglieri che votarono la delibera. Una maggioranza extralarge voltava le spalle al Referendum e agli effetti, incoerente sulla ripubblicizzazione del servizio e noi anticipammo di non vedere all’orizzonte nulla di buono per i cittadini utenti. In tempi non sospetti - prosegue la nota - abbiamo suggerito un percorso più semplice, in ragione dell’esito del Referendum: in primis rispettare la volontà popolare senza essere calpestata, poi l’exit strategy, e attendere la nuova legge regionale, tutto ciò a supporto al fine di riconoscere alla concessionaria, quale fine rapporto, un indennizzo da corrispondere come previsto dall’art. 43 della Costituzione Italiana, il tutto, accadere in un ampio lasso di tempo per l’amministrazione nel corrispondere il dovuto alla concessionaria. Ciò avrebbe permesso la Ripubblicizzazione dell’acqua e del servizio in tempi ragionevoli. Sulla decisione del TAR, che pare non sia entrata nel giudizio di merito, o anche l’avesse analizzato, alla concessionaria resta pur sempre il ricorso al Consiglio di Stato per far valere i propri eventuali diritti e chissà lanciare i 3 o 4 missili giuridici che dispone. L’amministrazione quasi mai è riuscita a schierare o a costruire batterie anti missili, l’inerzia durata nel tempo ha soffocato e non evidenziato le inadempienze contrattuali. Con la delibera n°42 hanno voluto rendere inutile la volontà popolare, hanno minimizzato, quasi reso inutile, disinteressati, l’azione per la mancata depurazione, nonché quanto deciso in consiglio comunale, l’installazione delle unità depurative mobili, così tutti nel coro a cantar vittoria sulla cacciata della concessionaria. Viceversa, altrettanto tutti disinteressati, a rendere inutile l’azione obbedienza civile, riduzione, o meglio, l’autoriduzione delle tariffe del 7%. Abbiamo registrato lo stesso atteggiamento pilatesco dell’amministrazione nel non accogliere la proposta, la mozione per la modifica dello statuto comunale, inserire acquabenecomune, però tutti della maggioranza continuano a riempirsi la bozza e sentirsi degli eroi, di avere scritto una pagina di storia per avere, a detta di loro, cacciata la concessionaria. Siamo di fronte - prosegue Di Capua - a un’ipocrisia politica da fare invidia, mentre ogni giorno nell’indifferenza totale degli amministratori, la concessionaria asporta i contatori ai meno abbienti, agli anziani indifesi, quasi fossimo nel mar dei Caraibi alla mercè dei pirati. Che fine ha fatto l’agevolazione alle utenze deboli? Sono trascorsi 3 anni, alla faccia della tanto sbandierata politica a difesa delle fasce deboli. I diffusori dei tarocchi, tra cui quello di essersi l’amministrazione riappropriata degli impianti di distribuzione, non risponde al vero, sono in mano alla concessionaria, è svanito il ritorno della gestione all’amministrazione, così le bollette arrivano e arriveranno ancora a nome della concessionaria. Per come stanno le cose - conclude Di Capua - il comitato scommette una cena con l’intero consiglio che alla data delle prossime elezioni amministrative la concessionaria opererà ancora, in caso contrario il comitato onorerà l’impegno e pagherà la cena”.




