Campoli bis o sorpresa dietro l'angolo?
Giovedì 08 Dicembre 2011 16:03
Quattro anni e mezzo fa erano ben dieci le liste che sostenevano Andrea Campoli. Un’autentica corazzata che faceva leva sui due pilastri rappresentati dai Democratici di Sinistra e da La Margherita, ma sostenuta anche da Italia dei Valori, Udeur, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi, Socialisti e un paio di liste civiche che assicurarono a Campoli la vittoria al primo turno.
Cosa è rimasto di quella invincibile armata? Nulla o poco più, almeno a vedere la consistenza numerica e gli stravolgimenti all’interno della maggioranza. Di quel gruppo Campoli ha perso i socialisti (il partito), ha perso l’Italia dei Valori (salvo poi ‘riacquistarla’ di recente), ha perso un paio di civiche, ha perso l’ala estrema della sinistra. Cosa gli è rimasto? Di certo non il Partito Democratico, almeno non tutto, considerati i mal di pancia evidenziati negli atteggiamenti di alcuni componenti. Cosa ha guadagnato? Ha ottenuto la fiducia di personaggi politici esclusi (o auto-esclusi) dai partiti di riferimento. E ha ottenuto nell’ultimo anno il sostegno amministrativo di una parte delle minoranze, che inevitabilmente si concretizzerà anche nel sostegno per le comunali del 2012. Vitelli e Di Palma (che di recente, proprio per fugare ogni dubbio, ha rimesso al presidente della Provincia Armando Cusani la sua delega alla Protezione Civile) saranno della squadra che sosterrà il candidato del centrosinistra, magari rispolverando il cavallo del Movimento Democratico. Reginaldi ha fatto ancora di più: si è svincolato da Nuova Area (progetto mai decollato e decisamente arrivato al capolinea) ed ha trovato un partito fresco fresco ad attenderlo, l’Api di Francesco Rutelli.
Per il ‘tribuno del popolo’ è arrivata anche la presentazione ufficiale nei giorni scorsi (presenti il coordinatore provinciale Alessandro Aielli e tanti esponenti della maggioranza, oltre a tanti cittadini entusiasti della decisione del consigliere di passare a sinistra) e Campoli ha ottenuto un’arma in più. Di contro, però, c’è la rottura con l’ala più radicale del partito, che presumibilmente deciderà di correre da sola con un proprio candidato. E di contro, soprattutto, c’è l’anima del Partito Democratico che non ha digerito alcune manovre di Campoli, tra le quali la gestione della SpL, il nodo Dondi-Acqualatina e l’abbozzo di conversione al centro con l’alleanza fallita con l’Udc. Insomma una situazione particolare, resa ancora più difficile dalla legge che prevede 4 esponenti in meno nel prossimo consiglio comunale. Quattro posti in meno che potrebbero togliere ulteriore fiducia all’ala delusa all’interno del Partito Democratico e che potrebbero addirittura mettere in discussione la conferma di Campoli per il secondo mandato. L’ala degli ex La Margherita potrebbero alzare la voce in ambito provinciale e chiedere una rivisitazione degli accordi e delle garanzie sul futuro del Campoli-bis. In questa ottica il tavolo potrebbe cambiare radicalmente, anche perché, conti alla mano, a Campoli potrebbe essere di nuovo necessario (come quattro anni fa) vincere al primo turno per evitare spiacevoli sorprese. La frattura potrebbe portare a clamorose decisioni: tardi per le primarie, strumento utilizzato quattro anni fa, la soluzione potrebbe essere di carattere politico. Un premio a Campoli per l’- operato svolto (candidatura alle Regionali o in Parlamento) e via con un volto nuovo, ‘super partes’, che potrebbe evitare spiacevoli equivoci. I nomi? Titta Giorgi, al quale il Pd rende il merito di aver tenuto a bada i dissidenti nei periodi delicati dell’amministrazione di centrosinistra, o Enzo Eramo, che potrebbe tornare alla vita politica setina dopo la parentesi in via Costa. Semplici illazioni? Forse, ma di sicuro rispetto a cinque anni fa ci sono meno facce spendibili e una legislatura che ha lasciato perplessi sotto molti punti di vista.




