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Tanti nomi, ma nessun programma
Mercoledì 16 Novembre 2011 18:30
Come nella migliore tradizione setina (abitudine consolidata anche nel centrosinistra) si pensa prima alla persona poi, eventualmente, al programma. Non fanno eccezione le tante anime all’interno del centrodestra, che mai come oggi sembrano lontani anni luce dallo scioglimento di quei nodi che si portano dietro da almeno 4 anni.
In minoranza, spezzati e senza alcuna possibilità di influire, neppur minimamente, nel governo della città, gli esponenti politici che fanno riferimento al centrodestra non sono nemmeno riusciti a ricucire gli strappi, preferendo coltivare ognuno il proprio orticello e restando aggrappati alle loro posizioni, con sommo gaudio degli opponenti politici, che adesso non vedono l’ora che arrivi la primavera per portare a causa un risultato che rischia seriamente di essere plebiscitario. Nelle ultime settimane gli schieramenti che pretendono di essere alternativa alla squadra di Campoli hanno dato l’impressione di destarsi dal tepore e sono usciti i primi nomi. Due sembrano più attendibili rispetto ad altri: quello di Maurizio Baratta, che sembra essere l’uomo giusto per risollevare le sorti di un Popolo della Libertà ai minimi storici, e quello di Giovanni Rosella, da qualche mese diventato alfiere della coalizione che dovrebbe essere sostenuta dal Nuovo Polo. I due sembrano lanciati verso una sfida che li vedrà opporsi, che spaccherà ulteriormente l’elettorato di centrodestra e che, ipotizziamo, renderà più facile la seconda affermazione di Campoli. Nomi se ne fanno tantissimi, da Enzo Polidoro a Cesarina La Penna, passando per Pier Paolo Casillo e arrivando addirittura a Roberto Reginaldi, che secondo alcuni potrebbe essere paradossalmente il trait d'union tra le varie anime del centrodestra. Scontata e legittima anche la corsa solitaria del Movimento Libero Iniziativa Sociale, che non si riconosce in nessuna delle anime del centrodestra e si presenterà da sola. Tutto questo perché non sembrano esserci alternative. Il PdL targato Ceccano non piace agli storici esponenti del centrodestra setino (come biasimarli considerato il passato politico dell’attuale segretario comunale?), che, quindi, vogliono correre da soli, magari prendendo pochi consensi, ma lontani dalla logica imposta dall’ex segretario provinciale di Rifondazione Comunista. Di primarie non se ne parla, anche se a questo punto il ritardo accumulato le farebbe diventare una sorta di boomerang. L’unione realizzata per cause di forza maggiore con l’Udc non sembra nemmeno essere vincente, con il partito dei Forte che alla fine potrebbe addirittura alzare la posta e chiedere posto in prima fila nella corsa al prossimo primo cittadino. Insomma spaccati e contenti. Tutti sanno che sarà praticamente impossibile contrastare Campoli, che adesso sembra aver anche ricucito lo strappo con L’Italia dei Valori (con la sempre più probabile nomina di Patrizio Salvati a presidente della SPL). In questa situazione di stallo nessuno fa nulla e non serve nemmeno tirare troppo la corda sulla questione del nome, se poi non arriveranno programmi convincenti, che forse nemmeno basteranno. Tutto ciò senza considerare, infine, le posizioni che potrebbero essere stravolte dalle decisioni di Latina. Per i politici del capoluogo pontino adesso Sezze è solo un puntino rosso, che a marzo, forse febbraio se siamo fortunati, diventerà una macchia su una parete bianca. Il risultato? Da Latina (che, per inciso, non è praticamente mai entrata nelle questioni setine in questi ultimi anni, salvo le cacciate di Reginaldi e Di Palma dal PdL) arriverà il solito ‘diktat’ e saranno in tanti a lamentarsi, salvo poi correre in soccorso quando si tratterà di provinciali, regionali o affini. Insomma sulla carta quella della prossima primavera sarà l’ennesima occasione persa da parte di una classe dirigenziale che a parole potrebbe prendere 10.000 consensi e sparigliare il mazzo, mentre poi in realtà si trova sempre con i soliti problemi che nemmeno clamorose scoppole, come quella di 4 anni fa, riescono a risolvere.




