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Lidano Lucidi, appello ai giovani
Mercoledì 09 Novembre 2011 15:48
“Si fa sempre un gran parlare delle questione giovanile, spesso solo per riempirsi la bocca di buoni propositi ma nulla più. Il tema a Sezze è centrale”.
Parole di Lidano Lucidi del Progetto Agorà-Partito Socialista Italiano, che continua: “Tantissimi ragazzi lasciano le loro famiglie perché la politica locale non li valorizza, non crea occasioni di lavoro. Se pensiamo che il piano regolatore è vecchio di 40 anni è anche difficile per una giovane coppia trovare casa. Ma anche i ragazzi non possono solo lamentarsi ed aspettare Godot. Essere giovani non è sinonimo di innovazione, è quindi l’ora dell’olio di gomito e di misurarsi con se stessi e la società. L’ente locale - prosegue Lucidi - deve dare loro gli strumenti per crescere, perché ci sono molte persone che hanno bisogno solo di un’opportunità per dimostrare il proprio valore. Riteniamo che un buona proposta sia quella della Comunità Giovanile, uno strumento disciplinato a livello regionale. Essa è un insieme di giovani aggregati stabilmente che promuovono la crescita sociale, economica e culturale della popolazione giovanile. Qui si possono svolgere attività sportive, ricreative, sociali, ambientali, culturali, turistiche, artigianali, artistiche e di formazione professionale. Queste possono essere promosse sia dagli enti pubblici che da associazioni di ragazzi. La Regione concede finanziamenti fino a 160.000€ che possono essere utilizzati anche per il recupero, il riadattamento e la sistemazione di edifici e strutture pubbliche e private da destinarsi a sede di comunità giovanili. Uno spazio autogestito, svincolato da clientele, dove i giovani possano far emergere tutte le loro potenzialità, e a Sezze ci sono moltissimi ragazzi che hanno enormi capacità, ma che non le vedono riconosciute e valorizzate. Con una buona programmazione il progetto comunità si può integrare con il piano regionale a favore dei giovani. La comunità giovanile è una sfida che i ragazzi lanciano non solo all’immobilismo amministrativo di questo paese, ma anche a se stessi, perché devono dimostrare di essere loro stessi artefici del proprio destino e non altri”.



