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Centrodestra setino allo sbando

Giovedì 20 Ottobre 2011 10:08

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sparpagliados.tifSimone Di Giulio

A Sezze il centrosinistra non ride, alle prese con problemi interni che ne hanno minato la stabilità politica rispetto a 4 anni fa, ma a soffrire maggiormente è sicuramente il centrodestra, ancora privo di unità di intenti e alle prese con problemi che, a soli 7 mesi dalla tornata elettorale, rischiano di diventare una sorta di boomerang. I guai per il sostenitori di un Popolo della Libertà mai realmente nato sono iniziati proprio all’appendice delle scorse elezioni amministrative, quelle del 2007, quando la frattura tra il gruppo che sosteneva Zarra (civiche più Udc) e quello che sosteneva Di Palma (Casa delle Libertà), aveva portato al risultato peggiore della storia del centrodestra di Sezze, consegnando la città nelle mani di Campoli.

Da lì una serie di errori hanno condizionato il cammino di una coalizione che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto fare quadrato e mettere in campo una serie di iniziative per creare un’opposizione valida e preparare la riscossa cinque anni più tardi. Ma non è stato così. Molti, evidentemente delusi dalla piega che stava prendendo la faccenda, hanno preferito defilarsi dalla vita politica attiva. Altri, evidentemente poco controllati dai vertici provinciali del partito, hanno preso decisioni che hanno creato i primi nodi nei confronti di un pettine ormai incapace di porre rimedio. E proprio ai vertici provinciali e alla loro gestione è imputabile il tracollo di un’area politica che mai come oggi è allo sbaraglio. I risultati delle varie tornate elettorali, dalle nazionali alle provinciali passando per le regionali, non ingannino. CasaliniPolidoroA Sezze, conti alla mano, il centrodestra prende gli stessi voti del centrosinistra (se non qualcuno in più), basta guardare il pieno di voti fatti nel corso degli anni da Berlusconi, Polverini e Cusani, poi però quando conta le fratture si fanno sentire e l’elettorato sembra tradire. Qualcuno imputa questi dati al fatto che il partito sia nelle mani di un ex comunista e un ex socialista. Forse. Ma le ragioni stanno più a fondo. Latina guarda nella direzione di Sezze solo a danni già realizzati. Quattro anni fa per la brutta figura rimediata gli unici a pagare furono Di Palma (lasciato al suo destino dai politici del capoluogo) e Reginaldi (unico eletto in Forza Italia e unico a salvare la faccia ad un partito mai così in basso). Gli altri? Del Duca è rimasto lì, idem Magagnoli, ed entrambi hanno aperto alla nuova fase che ha consegnato il partito (investitura ad honorem, mica congresso) nelle mani di Ceccano. Ora si cerca l’ennesimo colpo di coda con l’unione con l’Udc. Basterà? O ad aprile la patata bollente passerà di nuovo nelle mani di Latina, che già di errori ha dimostrato di saperne commettere abbastanza? Come al solito saranno gli elettori a giudicare, ma dalle prime impressioni si rischia davvero di assistere all’ennesima Waterloo di una classe dirigente che non riesce ad indirizzare la fiducia.