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FOTOVOLTAICO, AMMINISTRAZIONE CONTRARIA
Mercoledì 20 Ottobre 2010 17:36
di Domiziana Tosatti
I terreni agricoli della Piana di Sermoneta ben si prestano all'istallazione di impianti fotovoltaici, essendo pianeggianti, ben esposti al sole e ben serviti a livello infrastrutturale sia di viabilità che di importanti linee elettriche. Caratteristiche che non sono evidentemente sfuggite agli imprenditori del settore, che iniziano ad avviare le prime richieste all'amministrazione provinciale, al fine di ottenere l'autorizzazione per l'istallazione di impianti.
Una richiesta è giunta nelle scorse settimane da parte di una società privata, che nonostante il parere negativo espresso in sede di consiglio comunale, ha ottenuto il permesso da parte della Provincia. L'impianto, di 25 ettari, se non si riesce a bloccare prima, nascerebbe in una zona agricola di alto pregio a ridosso della via Appia. "Il fatto che i terreni di Sermoneta ben si prestano- ha osservato il sindaco Giovannoli, a nome dell'intera amministrazione- non può essere l'elemento che giustifica il consumo improprio del nostro territorio, con speculazione che sottrarrebbero agricoltura di pregio all'economia locale". Intanto l'impianto di 25 ettari, nonostante il parere negativo del Consiglio comunale, rischia comunque di essere realizzato, grazie al parere provinciale positivo acquisito nei giorni scorsi presso la Conferenza dei servizi. "Riteniamo assurdo- ha proseguito il primo cittadino- che una legge regionale possa non tener conto della volontà popolare di un intero territorio, espressa con delibera di consiglio comunale. Tanto più perché la stessa delibera non poneva un rifiuto allo sviluppo di impianti fotovoltaici o di energie rinnovabili da fonti alternative, ma introduceva elementi di disciplina indicando le localizzazioni più opportune per ridurre l'impatto paesaggistico ed economico, suggerendo nei terreni agricoli incolti o di basso pregio, nelle aree industriali, nei siti industriali dimessi e nelle cave, le localizzazioni opportune evitando il consumo indiscriminato del territorio e la compromissione irreparabile dell'economia agricola, inclusa la filiera commerciale e industriale ad essa collegata, con perdita di posti di lavoro e pregiudicando le speranze occupazionali di intere generazioni future".




