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AZIENDA SPECIALE, ANCORA POLEMICA
Mercoledì 22 Giugno 2011 14:39
Ancora risuona l'affaire Azienda Speciale e nonostante la presentazione del progetto in piazza da parte del sindaco Carla Amici, non mancano i commenti ad un'iniziativa comunque aperta al pubblico dopo la sua realizzazione.
Tra gli spunti pervenuti pare particolarmente interessante quello elaborato da Leo Orsini: "Da osservatore non entro nello specifico della questione, ma entro nella sostanza e nel metodo di strumenti operativi creati per la gestione dei servizi. Mi domando perché l'istituzione di strumenti operativi nell'ambito della gestione economica debba sempre seguire uno standard consolidato che produce vantaggi per consulenti, manager pubblici, società partecipanti e solo svantaggi ed oneri per le popolazioni. Gli attuali dirigenti della maggioranza che esprime il nucleo centrale da cui partono le scelte, provengono da una scuola consolidata nel tempo e non comprendono le perplessità di tanti osservatori (chiaro il riferimento ad Osservatorio Democratico ndr). Questa classe dirigente io la chiamerei 'piccola borghesia democratica' e per far capire al lettore la sua collocazione, riporto un esempio: da una parte c'è un venditore ambulante di frutta e verdura che, in base ad informazioni speciali, vende merce ad un pubblico certo, ad una quantità controllata e a un prezzo definito; dall'altra c'è un altro venditore ambulante che deve intuire le necessità del consumatore, la sua capacità di spesa e la preferenza dei prodotti. Quindi tu hai una offerta truccata ed una offerta libera. In politica succede esattamente così, perche le classi dirigenti hanno truccato la domanda e l'offerta dei servizi, confidando su un controllo della pubblica opinione e sulla creazione del consenso. Il consenso, che non è un convitato di pietra, ma un fenomeno che produce i voti elettorali, in questi paesi dei Monti Lepini ed in special modo a Roccagorga, non è un concetto astratto, ma quotidiano controllo e monitoraggio delle necessità dei gruppi elettorali, verso i quali indirizzare le scelte ed i vantaggi della produzioni di atti amministrativi. In democrazia il consenso è essenziale per governare e quindi va inventato un modulo che coinvolge la popolazione a sostegno delle scelte politiche ma che prevede per chi le applica una sostanziale impunità che esclude la resa dei conti. E quindi dal 1948 si registra la puntuale verifica di quanto assunto con la conseguente formazione di una classe dirigente, che propone, si fa approvare e governa il paese, tra approvazione di bilanci, storni di fondi, investimenti con procedure sconosciute all'elettore. Insomma si forma una specie di casta domestica, che governa ininterrottamente, senza mai rendere conto all'elettorato, perché è formalmente inutile, in quanto chi decide esprime il consenso del suo elettorato. Siamo rimasti alla dinamica delle decisioni tribali, per cui gli assessori controllano un certo numero di consiglieri, che per puro interesse di parte, concorrono alla formazione dell'atto amministrativo di investimento e o di spesa. Questa procedura può essere verificata senza problemi e ci riporta al concetto della "piccola borghesia democratica" che attualmente ci governa. Gruppi di famiglie eleggono il Consigliere, il consigliere ed altri simili convengono nel consenso per eleggere l'assessore che concordemente indirizzano il voto per l'elezione diretta del Sindaco. Medici, Professori e Professionisti hanno governato Roccagorga da sempre, con l'eccezioni di un artigiano, un orologiaio, che si illuse di praticare nella politica amministrativa, il concetto dell'economia di mercato applicata nel senso del rigore delle spese e nel controllo delle entrate. Un personaggio a me caro, tale Eleonoro Ettorre, che visse la sua esperienza amministrativa contrastando il partito della spesa pubblica e la logica tribale per il pagamento del prezzo dovuto alle 'some' dei voti. Tutto il resto è cosa vista, data l'immutabile pervicacia dell'attuale dirigismo della classe dirigente a sfuggire dal dubbio sinistro dell'interesse privato e dal voto di scambio".



