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LA CRISI DEL TURISMO CHE NON C’È PIÙ

Giovedì 19 Maggio 2011 17:55

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priverno_panoramica
di Mario Giorgi

Lo sviluppo e la crescita, economica e non solo, di una città passa anche e, forse soprattutto, attraverso il suo rilancio turistico. E questo vale in particolare per quelle nostre piccole città e per quei nostri paesi, che pure hanno una storia, una cultura e una testimonianza artistica, archeologica, paesaggistica ed anche gastronomica, davvero considerevole.

Quante volte abbiamo sentito espressioni di questo genere. Un'infinità. Soprattutto in convegni organizzati ad hoc, in cui poi, però, si finisce per parlarsi addosso. O meglio, soprattutto, in prossimità di elezioni amministrative. I programmi dei vari schieramenti politici hanno riservato sempre la classica paginetta all'elenco delle cose belle da salvaguardare, da rilanciare e da proporre all'attenzione di un circuito turistico che, purtroppo, da queste parti non ha mai preso piede. E Priverno, ahimé, è proprio una di quelle città che dal turismo dovrebbe trarre slancio vitale e che, invece, non riesce ad attrarre visitatori e turisti se non, peraltro in piccola parte, nel periodo estivo, quando i cosiddetti villeggianti del mare si spostano in collina in cerca di fresco, di un piatto tipico o per assistere a qualche manifestazione organizzata da gente di buona volontà. Eppure, di storia, di cultura, di arte, di architettura e di archeologia la città che fu del re Metabo e di sua figlia la regina Camilla ne ha in abbondanza, tanto che molti anni fa fu insignita del titolo di Città d'Arte e, in tempi relativamente più recenti, ha ricevuto il marchio di qualità dei suoi musei. Per non parlare delle numerose ed antiche chiese, dell'area archeologica di Mezzagosto, dove si presume insistesse la Privernum Romana e del mastodontico castello di San Martino, già Borghese-Colonna, residenza estiva del cardinale Tolomeo Gallio, immerso nel verde di un parco di trentatré ettari di bosco e pineta. E, poi, se non bastasse tutto questo, quella che fu la Metropolis Volscorum può contare su quella perla che, sicuramente, fa invidia a città più grandi e non solo della provincia di Latina. Stiamo parlando di quel meraviglioso gioiello architettonico che è l'abbazia di Fossanova, primo esempio di architettura gotico-cistercense in Italia. Mettiamoci poi alcune tipicità alimentari e di prodotti della terra ed arriviamo a costituire un mix da fare invidia a città e comunità, che, invece, riescono a veicolare un turismo di qualità. Ma, evidentemente questi beni hanno bisogno di una pubblicizzazione e di una gestione che finora sono mancati. E' vero - bisogna riconoscerlo - negli ultimi tempi a cercare di dare una scossa alla situazione ci sta pensando la locale Condotta Slow Food che, grazie ai suoi iscritti, coordinati dal dinamico Tommaso Iacovacci, sta provando a coniugare l'arte con le tipicità alimentari. Ma, forse, non basta. Occorre una politica più mirata, che non si fermi, come spesso è accaduto, in superficie. Ma occorre anche una gestione di ciò che si ha tesa a guadagnarsi l'attenzione delle grandi agenzie o organismi nazionali e internazionali che gestiscono il turismo nella nostra regione e nella nostra provincia. Ma anche una politica che sappia gestire quello che c'è. Facciamo qualche esempio. L'area archeologica di Mezzagosto, praticamente abbandonata a se stessa, fa parlare esclusivamente per i contenziosi in atto tra la ditta che deve eseguire i lavori e il Comune, che si ritiene penalizzato. Il castello di San Martino, acquisito oltre venti anni fa al patrimonio comunale, è stato per diversi anni punto di riferimento per un turismo scolastico, grazie al Museo per la Matematica "Il Giardino di Archimede" che, invece, negli ultimi tempi ha visto più che dimezzate le presenze di studenti. L'abbazia di Fossanova e il piccolo borgo abbaziale. Qui il turismo, ancorché quello cosiddetto "mordi e fuggi", ha sempre fatto tappa. Eppure, accade che chi ha la sventura di arrivare a Fossanova nella giornata di lunedì e magari in un orario solitamente riservato al pranzo, faccia qualche negativa esperienza, che certo non giova alla causa del rilancio turistico di quel borgo, ma anche di tutta la città di Priverno. A questo proposito vogliamo segnalare un episodio accaduto alcune settimane fa. Verso le ore 13 di un lunedì qualunque arrivano a Fossanova tre pullman con altrettante scolaresche. Si tratta di ragazzi della scuola media e di bambini delle elementari. Prima della visita all'abbazia, è previsto il pranzo al sacco. Ragazzi, bambini e accompagnatori si sistemano nello spazio attrezzato alle spalle dell'abbazia. Tutto bene. Fino ad un certo punto, però. Perché, all'improvviso, si scopre che il bar il lunedì è chiuso e, quindi, non si può utilizzare il bagno. E' chiusa pure l'abbazia, anche nella porta di accesso al chiostro e, quindi, ai bagni di servizio. Ma è chiuso anche il welcome point (il lunedì è giornata di riposo) e il relativo bagno a pagamento (30 centesimi). Fossanova si presenta così a visitatori e turisti il lunedì. Eppure il borgo ha ricevuto la bandiera arancione per l'ambiente, la qualità e l'accoglienza. E, forse, è bene fermarci qui.