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11 MARZO: GIAPPONE IN GINOCCHIO
Giovedì 17 Marzo 2011 10:57
Il terremoto in Abruzzo nell'aprile del 2009 è stato terribile e terrificante. Tante le vittime, molto ingenti i danni agli edifici e alle infrastrutture, tantissimi gli sfollati, a scuotere le coscienze e la solidarietà di tutti noi.
L'emergenza è ancora in atto e la situazione è ancora lungi dal tornare alla normalità. Tutto quello però, a confronto del cataclisma che ha colpito nei giorni scorsi il Giappone, passateci il termine, rischia di essere una tragedia ben minore. Il terremoto di 8,9 gradi sulla scala Richter che si è abbattuto venerdì alle 14,46 (erano le 6,46 in Italia) sulla parte nord-orientale dell'isola Honshu, la più grande del Giappone, a 380 km da Tokyo. Una zona abituata ai sismi, anche se a tale violenza i danni ci sono stati. A mietere il bollettino peggiore però ci ha pensato poco dopo, uno tsunami con onde alte fino a dieci metri si è abbattuto sulle coste affacciate sul Pacifico radendo al suolo la provincia di Sendai, vicina all'epicentro. Non è finita qui; alle 19,59 ora italiana (le 3,59 di sabato ora locale) un nuovo sisma di 6,2 gradi Richter in una zona completamente diversa: presso Joetsu sulla costa ovest, superficiale (1o km di profondità). Il sisma ha provocato frane e valanghe a Tokamachi, zona montagnosa a 50 km da Nagano e Morioka dove nel 1998 vennero disputate le Olimpiadi invernali. Alle 20,47 sisma di 6,6 gradi in una terza zona: nel mar del Giappone a nord-ovest di Honshu sempre a 10 km di profondità. Alle 20,25 c'era stata una scossa di 5,5 gradi a soli 80 km da Tokyo, a conferma dello spostamento degli epicentri delle scosse di assestamento verso sud-ovest, più vicino alla capitale.




