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DALLO TSUNAMI ALLA SUA CASA DI PRIVERNO

Giovedì 17 Marzo 2011 10:42

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corradomandolidi Mario Giorgi

Cominciamo dalla fine. Corrado Mandoli, 32 anni, di Priverno, ingegnere dei materiali, da lunedì 14 marzo è al sicuro. Nella casa dei suoi genitori a Villa Mery, alla periferia della città, tra l'affetto dei suoi cari. Eppure, appena ci risponde al telefono, non esita ad affermare che, pur nella felicità dello scampato pericolo, il suo pensiero è ancora fisso al Giappone.

Dove, sottolinea, vuole tornare per un motivo ben preciso: perché un suo ritorno in quella parte del mondo starebbe a significare che quella terra, martoriata dal terremoto e dallo tsunami e a forte rischio nucleare, e quella gente, tanto laboriosa quanto sfortunata, è ritornata alla vita normale. Ma la curiosità giornalistica lo riporta indietro. Alla terribile esperienza vissuta nella città di Tsukuba, a circa settanta chilometri a nordest di Tokyo. terremoto-giappone2011-21-largeCorrado ricorda perfettamente quel che è accaduto. Alle 14:46 - le 6:46 ora italiana - quando il violento terremoto di intensità 8.9 gradi della scala Richter ha colpito il Giappone, l'ing. Mandoli si trovava, con altre persone, nel suo ufficio - stanza 511 - al quinto piano di una palazzina dell'Istituto nazionale dei materiali scientifici. All'inizio - ricorda Corrado - abbiamo pensato che si trattasse di una delle tante scosse che spesso in Giappone si avvertono, ma quando c'è stata una scossa di ben più forte intensità, abbiamo capito la gravità della situazione e ci siamo rifugiati sotto le scrivanie, mentre il soffitto ci cadeva addosso. Poi, come da copione, Corrado e quanti erano nella palazzina, si sono portati in un campo di calcio all'aperto. E si sono messi in salvo. Sabato notte, avendo appreso dalla Cnn che ormai si era in allarme rosso, Corrado, la sua compagna Claudia ed altri italiani, hanno dormito si e no un'ora, perché in tutti loro era maturata l'idea di tornare, in qualche modo, a casa. Sono riusciti a prendere un taxi per farsi accompagnare all'aeroporto di Tokyo. Nel frattempo, Corrado era riuscito a mettersi in contatto con il fratello Federico che, immediatamente, aveva provveduto a prenotare due posti su un aereo della Turkish Airlines. Che si è alzato in volo alle ore 15 (le 7 in Italia) ed è atterrato a Fiumicino alle 10 di lunedì mattina. Lì ad attendere Corrado c'erano il papà Franco, la mamma, Elvira Picozza, e i suoi familiari. Tutti si sono stretti in un abbraccio liberatorio. Perché la paura e la preoccupazione di papà Franco, mamma Elvira, dei fratelli Federico e Carlo, degli altri parenti e dei tanti amici, che si sono stretti intorno alla famiglia Mandoli, avevano raggiunto livelli incontrollabili. Soprattutto, quando, dopo lo tsunami e il terremoto, che avevano provocato la morte di migliaia di persone, s'è registrata l'esplosione della centrale nucleare di Fukushima. Ma chi è Corrado Mandoli? Ha frequentato il Liceo scientifico di Priverno, completando il corso di studi con il massimo dei voti. Poi l'Università "La Sapienza" di Roma. Una facoltà di quelle toste: Ingegneria dei materiali. Anche questo ostacolo superato con il massimo dei voti e la lode. Quindi, il dottorato di ricerca a Tor Vergata. Poi, il 1° giugno del 2009 la partenza per il Paese del Sol Levante, grazie ad una borsa di ricerca post-dottorato. Il sogno di Corrado si stava materializzando. L'obiettivo era stato praticamente raggiunto. Il futuro, sicuramente roseo, si poteva realizzare dovunque: in Giappone, come in Europa. Fors'anche in Italia. Poi il terribile terremoto e il rocambolesco rientro in Italia. Ma quel terremoto dell'intensità di 8.9 gradi della scala Richter di un venerdì mattina ha fermato soltanto temporaneamente un excursus di ricerca, di studio e di lavoro che Corrado riprenderà quanto prima. Dovunque, se ne può essere certi. Perché chi, come chi scrive, lo ha conosciuto e seguito per cinque anni tra i banchi dello scientifico di Priverno, non ha dubbi che sarà così.