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A CIASCUNO LE PROPRIE RESPONSABILITÀ

Giovedì 17 Febbraio 2011 10:50

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maccimartelluccidi Mario Giorgi

"Il tesseramento rappresenta la risposta più chiara ed evidente a chi continua a sostenere che il PdL è un partito nato nelle urne ma mai attecchito a livello territoriale; i dati dimostrano il contrario, ovvero una comunità umana e politica che si radica sempre di più a livello territoriale e che si prepara ad affrontare da protagonista le future sfide politiche ed amministrative.

Viviamo in una città, Priverno, dove il dibattito politico è sopito, dove il confronto e lo scambio dialettico sui grandi temi politici ed amministrativi è scomparso. E' da questo che intendiamo ripartire. Avviare il tesseramento del Popolo della Libertà, fare vita di sezione, confrontarci al nostro interno sulle dinamiche sociali, culturali, economiche ed amministrative della nostra comunità per poi aprirci al dibattito con tutte le altre forze politiche, sociali e di settore. Priverno ormai da troppo tempo ha smesso di ragionare di sé, del proprio futuro, delle proprie prospettive. Tra i primi propositi che il Popolo della Libertà ha, c'è quello di tornare finalmente a ragionare della nostra città". Sembra un manifesto costitutivo di una nuova forza politica. O di una forza politica che si rinnova. In realtà, sono soltanto le considerazioni del responsabile del tesseramento del PdL di Priverno Armando Di Girolamo, anche se tra le righe si colgono espressioni tipiche di chi il potere nel PdL a Priverno, e non solo, lo gestisce in prima persona. Partiamo dalla fine. Come negare la veridicità dell'asserzione di Di Girolamo e, presumibilmente, di tutto il partito che "Priverno ormai da troppo tempo ha smesso di ragionare di sé, del proprio futuro e delle proprie prospettive". Assolutamente impossibile. Come non si può assolutamente negare la necessità che si torni "finalmente a ragionare della nostra città". Preciso e corretto il ragionamento del responsabile del tesseramento del PdL. Ma, inevitabilmente, le dichiarazioni più su virgolettate necessitano di qualche considerazione. Che poi è la considerazione di quasi tutte le forze politiche di destra e di sinistra e, soprattutto, di tanti cittadini. Tutti si pongono una domanda: "Ma il PdL di oggi, che fino a qualche anno fa si chiamava Forza Italia più Alleanza nazionale, e che oggi ha un leader, un condottiero - Fabio Martellucci - che occupa uno degli scranni più alti di via Costa a Latina, dal 2003 al 2009 dov'era?". Quando il sindaco Umberto Macci (riportiamo testualmente le parole di Angelo Perfili, coordinatore cittadino del PdL in un'intervista rilasciata al periodico locale "Agorà") "ha isolato se stesso e la nostra città dal resto del territorio provinciale, sia da un punto di vista politico che da quello amministrativo" il PdL dov'era? Non aveva, forse, nella Giunta comunale niente di meno che il vicesindaco? Ed ancora Perfili sottolinea che "l'amministrazione comunale è ormai un corpo estraneo al resto della Comunità. Totale assenza di dialogo e confronto, sfilacciamento dei legami comunitari, anestetizzazione del dibattito politico". Anche questo è vero. Ma, tutta quella gente di cui sopra si chiede ancora: il PdL dov'era quando il sindaco - cui pure questo giornale non ha mai lesinato critiche per il suo operato - agiva così negativamente per la città? O tutto questo è accaduto dalle provinciali del 2009, quando Macci defenestrò Martellucci per aver scelto l'ortodossia PdL, con successiva nomina ad assessore provinciale, a fronte della sua scelta di aderire al movimento di Nuova Area di Conte e Ciarrapico? Allora è giusto attaccare il sindaco ed additarlo quale unico responsabile della decadenza di Priverno. Ma se lo scivolamento verso il basso della città che fu di Metabo e Camilla è iniziato qualche anno prima, allora un po' di mea culpa non farebbe male a nessuno. Tanto meno a chi ricopre ruoli importanti in diversi consessi provinciali. Altrimenti la gente non ci capisce più niente davvero e quella distanza tra istituzioni e città che già esiste è destinata sicuramente ad aumentare. Insomma, unicuique suum, a ciascuno le sue responsabilità.