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LSU, VITTIME DEL TEATRINO DELLA BUROCRAZIA
Giovedì 03 Febbraio 2011 11:56
Sulla vicenda dei 43 Lavoratori socialmente utili di Priverno, mobilitatisi contro la decisione del Comune di non firmare il protocollo d'intesa con la regione Lazio per la loro stabilizzazione, molti - anche se non tutti - hanno fatto sentire la loro voce.
Alcuni contestualmente alla diffusione della notizia, altri solo quando gli Lsu hanno dato vita ad un sit-it permanente in piazza. Ha, però, stupito soprattutto il silenzio, davvero assordante, del PdL che pure in città vanta autorevoli rappresentanti, del Fli e dello stesso schieramento di maggioranza in Comune. Chi si è subito attivata per cercare di trovare una soluzione, praticamente da subito, è stata la segreteria provinciale della Cgil Funzione pubblica di Latina. Ed ora che i giochi sembrano fatti quasi in maniera definitiva, mentre da qualche parte ci si straccia (con abbondante ritardo) le vesti per l'accaduto, il responsabile provinciale di quell'organizzazione sindacale, Maria Cristina Compagno, torna sulla vicenda e fa un'analisi della situazione che, purtroppo, non sembra promettere nulla di buono. E ne ha davvero per tutti: Comune di Priverno e regione Lazio in primis. Che - lascia intendere - hanno dato vita ad una sorta di gioco delle parti che, alla fine, ha pesantemente condizionato l'esito dell'intera vicenda. Nella riunione del 28 gennaio il Comune di Priverno, per il tramite del sindaco Umberto Macci, dell'assessore al Personale, Angelo Miccinilli e di quello ai Servizi sociali, Domenico Graziani, ha reso nota la decisione di non procedere alla sottoscrizione del protocollo d'intesa con la regione Lazio, "in quanto la stessa con nota del 24.01.2011 prot. n. 14.150, nel mettersi a disposizione dell'amministrazione al fine di valutare tutte le possibilità per stabilizzare gli Lsu, sottolinea altresì la necessità dell'Ente di procedere in coerenza con la normativa vigente". E così, alla fine - sottolinea Maria Cristina Compagno - chi è che paga i teatrini della burocrazia è sempre la classe lavoratrice. In ogni caso, la Cgil Fp Latina ritiene necessario che il sindaco di Priverno proceda alla sottoscrizione del protocollo d'intesa con la regione, anche se per un numero parziale rispetto al complessivo dei lavoratori. Perché questo rappresenterebbe l'inizio di un positivo percorso finalizzato alla stabilizzazione. Ma Maria Cristina Compagno va ancora più a fondo nella sua analisi generale ed afferma perentoriamente che "paradossalmente oggi la situazione dei Lavoratori socialmente utili è addirittura regredita rispetto agli anni precedenti". Ed elenca tre punti a giustificazione della sua asserzione: 1) i loro progetti, a tutt'oggi, non sono stati prorogati dalla regione Lazio; 2) l'Inps, in mancanza di proroga regionale, non sarà in grado di erogare l'assegno di sostegno mensile agli stessi, come comunicato con nota del 19 gennaio 2011; 3) gli Enti continuano ad utilizzarli nei loro progetti in quanto, a distanza di circa venti anni, sono diventati ormai lavoratori indispensabili alla continuità dei servizi comunali resi alla cittadinanza. Invece, è giunto il momento di dare loro una certezza per il futuro ed una dignità lavorativa perché tutto ciò non incide soltanto in termini occupazionali e sociali, ma anche in termini di efficienza e qualità di servizi erogati alla collettività. Poi, nell'analisi della segretaria provinciale della Cgil Fp traspare una velata minaccia: l'organizzazione sindacale è pronta a mobilitare fin dai prossimi giorni tutti i Lavoratori socialmente utili della provincia di Latina che vivono questa situazione di precariato, a partire da quelli che hanno effettuato il sit-in di Priverno, per confluire ad un'unica azione di lotta più incisiva che li vedrà presidiare il palazzo della regione Lazio. Infine, un invito alla solidarietà ed al sostegno, perché "la vertenza dei Lavoratori socialmente utili non può limitarsi ad una pura vertenza sindacale, ma deve vedere necessariamente il coinvolgimento di tutte le comunità, delle istituzioni e di quelle forze politiche e sociali che si ritengono vicine alle problematiche degli anelli più deboli della società". La speranza, questa volta, è che il grido venga raccolto da tutti. Perché, non va dimenticato, dietro ai 43 Lsu di Priverno e dei tanti altri della provincia di Latina, ci sono altrettante famiglie in difficoltà.




