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CHE FINE HA FATTO LA SANITÀ PRIVERNATE?

Giovedì 20 Gennaio 2011 15:43

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exospedalepriverno
di Mario Giorgi

Si sono dati appuntamento di buon'ora sabato mattina davanti ai cancelli della Asl in via Madonna delle Grazie alla periferia della città. L'obiettivo era quello di richiamare l'attenzione sullo stato della sanità nel comprensorio collinare lepino e a Priverno in particolare, dopo il blocco dei lavori nella struttura che un tempo fu la sede della Usl Lt/4 e che nelle promesse dell'azienda avrebbe dovuto ospitare la Tac e la Risonanza magnetica articolare.

Ma anche quello di mettere in piazza quelle che hanno definito "Le bugie della Polverini". C'erano responsabili e militanti del Partito democratico, di Sinistra Ecologia e Libertà, dell'Italia dei Valori, dei Comunisti Italiani, dei Liberali Libertari e Liberisti, cui si è aggiunto anche qualche esponente dei Carc. "Prima delle elezioni - hanno scritto su un manifesto - Renata Polverini aveva detto: riapriremo l'ospedale di Priverno; realizzeremo il Pronto soccorso salvavita a Madonna delle Grazie. Dopo le elezioni non riapre l'ospedale di Priverno, anzi chiude anche quello di Sezze; blocca i lavori del poliambulatorio a Madonna delle Grazie". Con i lavori fermi, ormai da mesi, i cittadini di questo territorio - hanno sottolineato gli esponenti dei partiti coinvolti nella manifestazione di protesta - oltre ad aver già perso l'ospedale e il Pronto soccorso con gli enormi rischi e disagi che ciò comporta, perdono anche la possibilità di usufruire di servizi di prevenzione e di cura essenziali. Di qui la richiesta, urlata, alla governatrice del Lazio di "garantirci quel poco che resta dell'assistenza sanitaria nel nostro territorio". Fin qui la manifestazione di protesta, peraltro tranquilla, ancorché vigilata da polizia, carabinieri e polizia municipale. Ma una corretta analisi della situazione sanitaria nella città di Priverno e nel suo comprensorio porta, inevitabilmente, a guardare indietro nel tempo. Da quando è iniziato un lento, ma continuo e, purtroppo, efficace, smantellamento del "Regina Elena", cioè di quello che fino a qualche anno fa era stato un eccellente presidio generale di zona, con punte di autentica eccellenza, fino alle elezioni comunali del 2008 e regionali del 2010. Si cominciò con la sottrazione di personale infermieristico prima e medico poi dalla struttura di piazzale San Marco fino ad arrivare a cercare di convincere la gente che, in fondo, due ospedali (Sezze e Priverno) a pochi chilometri di distanza non erano altro che un doppione, con sprechi di risorse ed energie. Ed allora si chiuse Chirurgia al "San Carlo" di Sezze e Medicina al "Regina Elena" di Priverno. Ma poi, pian piano, il processo di smantellamento è continuato fino alla chiusura del reparto di Ostetricia e ginecologia, l'ultimo ad ammainare la bandiera della sanità ospedaliera pubblica a Priverno. Si diceva delle elezioni del 2008 e del 2010. Sono due momenti importanti per capire la fine non solo dell'ospedale, ma anche dei servizi essenziali. Tutti i partiti - in verità, più quelli del centrodestra - si sono affannati a dire che, in fondo, il "Regina Elena" non era stato chiuso, ma solo "riconvertito". Non solo, ma ci si sbracciava a promettere la riapertura dell'ospedale o, quanto meno, l'attivazione del cosiddetto Pronto soccorso salvavita e di una decina di posti letto di medicina. Niente di tutto questo è accaduto finora. Allora il cittadino medio, che crede ancora nella politica, ha voluto ingenuamente illudersi che fosse vera la promessa aziendale di installare la Tac e la Risonanza magnetica a Madonna delle Grazie con la realizzazione di un pronto soccorso vero. Ancora niente. Anzi, una certezza è arrivata: il blocco dei lavori. Ora la protesta dei partiti del centrosinistra. A che potrà servire, ormai, è cosa difficile da capire.