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MURA MEDIEVALI, ALTRA GRANDE INCOMPIUTA

Mercoledì 17 Novembre 2010 17:11

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muramedievali

di Mario Giorgi

Il progetto di recupero delle mura medievali rappresenta l'esempio più eclatante di come trasformare un'opera importante per la città in un groviglio di carte e spreco di denaro pubblico. La considerazione - che, in fondo, è una denuncia - non è nostra, ma del capogruppo consiliare del Partito democratico di Priverno Elvira Picozza.

Il progetto è tra quelli che, iniziati con la Giunta di centrosinistra, ma non ultimati alla scadenza del mandato, avrebbero dovuto essere completati, a partire dal 2003, dalla Giunta di centrodestra, subentrata all'esecutivo di Mario Renzi. Purtroppo, come tanti altri progetti importantissimi per lo sviluppo della città (l'Area Archeologica di Mezzagosto, il Parcheggio alla stazione FS di Fossanova, i palazzi Zaccaleoni e San Giorgio) - è sempre Picozza a parlare - è finito su un "binario morto" a causa di liti, contenzioso e azioni legali che la Giunta Macci "ha ingaggiato con imprese, progettisti e tecnici vari". Secondo Picozza, fin dall'inizio, numerose sono state le anomalie nella gestione del progetto delle mura medievali, in cui l'ente locale "non sembra aver agito nell'ottica dell'interesse collettivo". A giustificazione di questa tesi vengono addotte da Picozza almeno tre considerazioni, che sono altrettante accuse a chi da oltre sette anni gestisce la cosa pubblica a Priverno. La prima: anziché adoperarsi per il recupero di tutti i terreni di proprietà comunale adiacenti la cinta muraria, determinanti per la realizzazione dei giardini pubblici previsti nel progetto originario, se ne sono sottratti pezzi, lasciandone, ad esempio, più di 1000 metri quadrati all'affittuario, senza che questi si trovasse nemmeno nelle condizioni di vantarne l'uso capione. La seconda: il disinteresse totale verso la questione urgentissima di mettere in sicurezza l'intero percorso lungo la cinta muraria, obbligando i proprietari, che avevano rifiutato l'intervento del Comune, a provvedere per il consolidamento delle strutture pericolanti della torre rettangolare, come relazionato con sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco. La terza: anziché chiedere conto all'impresa per aver abbandonato il cantiere per oltre due anni, "il risolutore sindaco Macci gli fa regalare, con un accordo bonario, 55.000 euro, in contrasto anche con quanto suggerito dai legali chiamati per far luce sulle avances dell'impresa". Per completare il quadro, preoccupati di trovare un responsabile per tale incresciosa situazione, gli amministratori privernati "cacciano il direttore dei lavori, unico a tutelare gli interessi del Comune, colpevole, forse, solo di simpatizzare per l'altra parte politica". A questo punto - sempre secondo il capogruppo del Partito democratico - ci si sarebbe aspettato che la nuova direzione dei lavori rimettesse le cose in ordine. Invece, dopo il sesto e settimo stato di avanzamento dei lavori, per qualche altro intervento, l'impresa torna all'attacco e, abbandonando di nuovo i lavori, non solo firma ancora con riserva, ma chiede addirittura la rescissione del contratto in danno del Comune. Nel frattempo i mesi, e anche gli anni, passano, il finanziamento rischia la revoca e, soprattutto, i lavori rimangono a metà con i conseguenti rischi per la sicurezza dei cittadini. Così, con il fiato sul collo da parte della Regione Lazio e con il rischio di revoca anche dei soldi spesi, il Comune - oltre a quanto già sborsato con i fondi propri per l'accordo bonario (55.000 euro), per le cause di rescissione, per le riserve ancora appese - fa predisporre un progetto di completamento e miglioramento per interventi che già erano previsti nel progetto originario. Pertanto, sempre a carico del Comune, conclude Picozza, si prevede una ulteriore spesa di 84.000 euro, per opere che, in ogni caso, non potranno rendere fruibili i lavori realizzati, almeno fino a quando non si provvederà ad eliminare lo stato di pericolo nella parte di percorso sottostante la torre rettangolare, tuttora pericolante in quel tratto dove, per evitare danni agli operai prima e ai pedoni dopo, è stato vietato l’accesso.