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UN REFERENDUM POTREBBE SANCIRE LA REGIONE DELLE PROVINCE
Mercoledì 03 Novembre 2010 18:35
di Mario Giorgi
Il tema era di quelli stuzzicanti. Decisamente. E poteva dar adito anche a considerazioni non proprio gradevoli alle orecchie di qualcuno. Invece, pur con battute e riflessioni, talvolta pesanti, tutto è filato liscio. I presidenti delle province di Latina, Armando Cusani, e di Frosinone, Antonello Iannarilli, avevano convocato il 30 ottobre scorso nell'Antica Infermeria del Borgo abbaziale di Fossanova una Conferenza dei sindaci delle due province sul tema "Il Federalismo, Roma Capitale e il riordino istituzionale del Lazio".
La risposta c'è stata. Nella splendida sala della vecchia infermeria se ne sono contati, già in apertura dei lavori, una trentina. Sedici della provincia ciociara (Pofi, Fontana Liri, Veroli, Anagni, Pastena, Colfelice, Ferentino, Vallecorsa, Sgurgola, Sora, Villa Santo Stefano, Frosinone, Vallerotonda, Arpino, Giuliano di Roma e Ripi) e quattordici di quella pontina, compreso il commissario prefettizio del Comune capoluogo (Roccasecca dei Volsci, Minturno, Monte San Biagio, Campodimele, Lenola, Sezze, Sonnino, Roccagorga, Sabaudia, Fondi, Formia, Sermoneta, Itri e Latina). Altri, però, sono arrivati nel pomeriggio. Aprendo i lavori, Cusani, dopo aver ringraziato i presidenti delle province di Rieti e Viterbo, presenti all'assise, ha voluto subito sgombrare il campo da qualsiasi equivoco: "Fossanova non è la Pontida del sud, né qui si parlerà di secessione - ha detto - ma questa Conferenza rappresenta soltanto un percorso, un lavoro a più mani di natura istituzionale". Iannarilli ha ricordato come non si possa sottacere che "la regione Lazio è stata da sempre caratterizzata da una elevata centralità di Roma, che è andata sempre avanti, facendo crescere il divario con il resto del Lazio".
Ma, indubbiamente, la sintesi della Conferenza sta tutta nell'intervento di Giuseppe Paliotta, assessore al riordino istituzionale della provincia di Frosinone. A quarant'anni dall'istituzione della regione - ha detto - non si può non riconoscere che questo ente ha fallito nella programmazione e distribuzione delle risorse. Non ha senso criticare la Polverini o Badaloni, Storace o Marrazzo o quanti li hanno preceduti, ma non si può negare che tutti siano legati dal filo indistruttibile del romanocentrismo. Forse proprio per questo è ormai giunto il momento - ha sottolineato Paliotta - di prendere coscienza della conclamata incapacità della regione Lazio di assicurare uno sviluppo equilibrato a tutti i suoi territori. Non per niente la media della dotazione infrastrutturale di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo è 75,4 mentre quella di Roma è 214,5. Cifre che si commentano da sé. Ma anche da tutti gli altri interventi è uscito un messaggio chiaro alla regione per la definizione di un nuovo assetto del Lazio che possa consentire capacità decisionale alle realtà territoriali. Ed anche una provocazione condivisa. Quella di un referendum popolare per far decidere i cittadini sul cambiamento dell'assetto regionale e sulla nuova disposizione delle province. Che potrebbe portare alla richiesta di una vera e propria regione delle province, con Roma capitale ventunesima regione d'Italia.




