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Dismesso il servizio mensa
Mercoledì 23 Novembre 2011 18:17
Nell’ultimo Consiglio comunale, la maggioranza del sindaco Umberto Macci ha deciso: il servizio mensa, gestito dalla Multiservizi, sarà affidato ad un soggetto privato. Sulla questione è tornata Elvira Picozza, consigliere comunale del Pd, che unitamente al suo partito ha avversato – a quanto pare, però, senza successo – questa decisione.
Non sono state sufficienti le occasioni di confronto nelle numerose riunioni della Commissione Bilancio, convocate nell’arco di un anno, né le trattative con le forze sociali, né un incontro a Latina con l’assessore provinciale allo sviluppo Silvio D’Arco – sottolinea Picozza - a far recedere la Giunta Macci dalla decisione di dismettere il servizio mensa, attualmente gestito dalla Società Multiservizi Lepini, per affidarlo ad un soggetto privato. Eppure, a suo avviso, l’amministrazione comunale privernate sa bene “di apprestarsi a fare una scelta impopolare e sbagliata”. Ma, “potendo decidere con i numeri della propria maggioranza, si è assunta la totale responsabilità, riproponendo nell’ultimo Consiglio comunale l’affidamento del servizio mensa a terzi”. Il Pd, come detto, non è assolutamente d’accordo con una decisione del genere e, in quella sede, ha ribadito il proprio no alla privatizzazione di quel servizio, ritenendo ingiustificati i motivi alla base della scelta. Picozza ha poi spiegato il perché della contrarietà del suo partito alla decisione assunta dalla Giunta Macci. Innanzitutto, ha affermato, l’affidamento ad un soggetto privato, il quale oltre a non rimetterci vorrà anche guadagnarci, comporterebbe sicuramente un aumento delle tariffe e contemporaneamente un abbassamento dei livelli di qualità dello stesso servizio. Due: le diseconomie del servizio, riconducibili ad un numero eccessivo di addetti, potrebbero essere eliminate riorganizzando il servizio mensa ad esempio attraverso la distribuzione dei cibi già sporzionati in contenitori sigillati, riducendo in tal modo il numero degli operatori necessari. Tre: l’acquisto delle derrate, che oggi è affidato a terzi con costi aggiuntivi, potrebbe essere gestito direttamente dalla Multiservizi. Quattro: il personale in esubero potrebbe essere ricollocato in altri servizi economicamente rilevanti, come la gestione dei parchimetri, che a contratto scaduto, è stata invece affidata ad un nuovo gestore esterno, come pure la gestione del nuovo Nido comunale. Infine, la scelta di dismettere il servizio mensa è in contrasto con la volontà popolare scaturita dal Referendum sulla liberalizzazione/ privatizzazione dei servizi pubblici che, con l’abolizione dell’art. 23 bis del Decreto 112/2008, ha affermato il superamento del divieto esplicito per gli Enti Locali di affidare le gestioni a proprie aziende “in house” senza alcuna gara. Ma, evidentemente, la maggioranza è di tutt’altro avviso. Eppure, secondo il consigliere comunale del Pd, anziché ripetere “ossessivamente che non esiste altra scelta se non la dismissione del servizio mensa, la Giunta Macci avrebbe potuto impiegare le proprie energie per ridurre le criticità emerse, sapendo bene che oltre all’aspetto economico, vista la tipologia del servizio mensa, un Ente Pubblico, quale è il Comune, dovrebbe considerarne la forte valenza educativo/formativa e socio-anitaria, legata ai più sani principi nutrizionali e attenta agli stili alimentari, soprattutto delle giovani generazioni”. Purtroppo, però, “a nulla sono valse le dichiarazioni di sindacati, forze politiche e dell’assessore provinciale D’Arco”, che pure – stando a quanto riferito da Elvira Picozza – avrebbe sollecitato i rappresentanti della Giunta Macci a regolarizzare i pagamenti degli stipendi bloccati alla mensilità di giugno, ricordando che “forse sarebbe stato più utile un cambio di prospettiva e considerare la Multiservizi come una risorsa piuttosto che come un fardello di cui liberarsi”. Passando la decisione della maggioranza di dismettere il servizio mensa, affidandolo ad un soggetto privato – ha sottolineato il consigliere di opposizione - a pagare le conseguenze dell’improvvida scelta saranno i lavoratori della Multiservizi, per i quali sarà sempre più problematico ricevere puntualmente lo stipendio e, in particolare, i lavoratori addetti alla mensa, per i quali, con la privatizzazione del servizio, inizierà un periodo di incertezza e di precarietà. Ma c’è anche la concreta possibilità che qualche conseguenza ricada anche sui cittadini “che rischiano di ritrovarsi un servizio più costoso e qualitativamente peggiore”.




