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La giunta Macci perde i pezzi

Mercoledì 12 Ottobre 2011 15:30

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BRUNOSILVAGNIdi Mario Giorgi

Sarebbe stato facile sparare un titolone a caratteri cubitali e scrivere un pezzo ad effetto in cui si affermava che il blitz antiassenteismo dei carabinieri di Priverno al palazzo comunale del centro collinare lepino dell’altra settimana aveva prodotto i suoi effetti: “l’assessore denunciato per falso ideologico si è dimesso”.

E giù con considerazioni di natura giuridica, politica e chi più ne ha più ne metta. Ma non è nelle corde di questo giornale. Per cui ci limiteremo a raccontare e, quindi, ad informare i nostri lettori su quanto sta accadendo. Punto e basta. Ed allora abbiamo deciso di cominciare così questa corrispondenza. Ci sono novità in seno alla Giunta municipale e al Consiglio comunale di Priverno. Nel senso che, nei due consessi, si registra qualche discontinuità con il passato più recente. Ed in uno di essi (Consiglio comunale) ci sarà addirittura una new entry. Cominciamo – a conferma di quanto detto in apertura – proprio dalla massima assise cittadina. Un consigliere comunale di minoranza, eletto nel 2008 nella lista di centrosinistra capeggiata da Domenico Antonio Sulpizi, si dimetterà per assumere un incarico superiore. L’altra vicenda, quella relativa alla Giunta municipale, è legata a motivi di opportunità politica. Un assessore, infatti, lunedì scorso ha riconsegnato le deleghe al sindaco Umberto Macci, per vicende legate proprio a quel blitz antiassenteismo dei carabinieri della settimana scorsa. Consiglio comunale. Il consigliere in questione è Francesco Aversa, vecchio esponente democristiano, poi PPI, quindi Margherita, di cui è stato anche assessore comunale, consigliere provinciale e membro della segreteria regionale, oggi autorevole rappresentante del Partito democratico. Stando a voci di corridoio, ma pare decisamente fondate, tra una decina di giorni – forse meno – si dimetterà da consigliere comunale per entrare a far parte del Consiglio di amministrazione dell’Ater, ex Istituto Autonomo delle Case Popolari di Latina. Un bell’incarico, non c’è che dire. Al suo posto dovrebbe entrare il primo dei non eletti, quel Pierantonio Palluzzi, reduce dal brillante successo alle regionali del 2010 con la Lista Bonino, ma che all’interno del Pd non sembra mai aver avuto vita molto facile. Giunta municipale. L’assessore dimissionario è Bruno Silvagni, ex Alleanza nazionale, poi Pdl, comunque sempre fedele alla linea Macci. In un comunicato dell’ufficio stampa del Comune lepino - breve quanto formale - diffuso alle ore 13:20 di lunedì 10 ottobre, si legge testualmente: “Con una nota indirizzata al sindaco, questa mattina Bruno Silvagni (l’assessore in questione NdR) ha rimesso le deleghe che gli erano state conferite ritenendo opportuno, alla luce degli ultimi avvenimenti, sospendersi dall’incarico di assessore. ‘Ringrazio Bruno Silvagni – ha dichiarato Il primo cittadino, Umberto Macci, subito dopo aver ricevuto la comunicazione – per la sensibilità dimostrata nei confronti dell’amministrazione alla quale, in tutto questo tempo, ha dimostrato di tenere in modo viscerale. Conosco il suo impegno. Il suo attivismo è stato sempre volto a cercare di fare e dare il meglio. Mi auguro – e sono sicuro – che possa chiarire in tempi brevissimi la sua posizione. A tal riguardo non si procederà ad una sostituzione della sua delega assessorile, ma si attenderanno gli sviluppi della vicenda. Silvagni si è trovato, purtroppo, a dover gestire una situazione molto difficile all’interno dell’ufficio tecnico comunale per cui a lui va nuovamente il mio ringraziamento per quanto ha fatto e la conferma della fiducia”. Insomma, Silvagni se ne va, tra i ringraziamenti e la fiducia del sindaco. Almeno per adesso. Ma pronto a rientrare. Lo abbiamo sentito al telefono. Ci ha detto che le cose non stano come sembrano. Al magistrato chiarirà tutto. Anche la storia della firma su un brogliaccio, attivo solo per sua memoria, e non certo documento ufficiale. E’ probabile. Sarà, comunque, il magistrato, dal quale Silvagni vorrebbe essere ascoltato in tempi brevi, a stabilire il giusto iter della vicenda. In ogni caso, l’amministrazione Macci, già nell’occhio del ciclone per una serie di decisioni amministrative, non aveva certamente bisogno di finire ancora una volta sotto i riflettori della polemica politica.