- Errore
Beni dismessi: la polemica continua
Mercoledì 05 Ottobre 2011 16:27
Abbiamo già affrontato il tema della mancata trasparenza e informazione ai cittadini da parte delle amministrazioni comunali. Non di questa amministrazione o di quella precedente o dell’altra ancora. Ma di tutte quelle che si sono succedute almeno negli ultimi venti/venticinque anni.
Non certo su argomenti, diciamo leggeri o festaioli. Ma su vicende che riguardano vicende di natura politica, amministrativa e finanziaria che, in qualche modo ricadono sulla pelle della gente. Ebbene dobbiamo tornare sul problema, perché – è certo – molti cittadini non sanno, proprio perché il distacco tra chi prende le decisioni e chi, di fatto, poi le subisce, diventa una forbice sempre più larga, cosa stia accadendo nella città che fu di Metabo e Camilla. Con responsabilità anche dell’opposizione, evidentemente. Che, comunque, di tanto in tanto, davanti a situazioni eclatanti, prende carta e penna e invia il classico comunicato di denuncia alle varie redazioni che, successivamente – non tutte, in verità – provvederanno a diffondere ai cittadini che leggono i quotidiani o le riviste con cronaca locale o vedono i notiziari di tv private che coprono, però, solo parte del territorio. Cittadini che leggono o seguono l’informazione televisiva che, purtroppo sono sempre di meno. Anche se, non va tanto meglio a quotidiani e tg nazionali. Ed allora veniamo all’ultimo caso. Almeno per quel che concerne la città di Priverno, con la dismissione, la vendita, la svendita, la si chiami come si vuole, di alcuni beni di proprietà comunale, che poi sono di proprietà di tutti i cittadini. Questa volta fa sentire la sua voce il capogruppo consiliare del Pd al Comune di Priverno, Mauro Petrole. Con un resoconto ed una considerazione, personale e di partito, inviata, con il solito comunicato stampa a giornali e tv locali. L’intervento non garantirà, certo, l’opportunità di parlarne in una pubblica assemblea dando voce a quanti vogliono intervenire, ma almeno qualcuno ne verrà a conoscenza. In attesa, ovviamente, che da parte dell’amministrazione comunale si precisi o si contesti il quanto. Petrole, ovviamente, lega la questione delle vendite a quella del bilancio e parla, senza mezzi termini, di “buco nero senza fondo”. Sentiamolo nell’elencazione del suo cahier de doleance. Non è bastato vendere la caserma dei carabinieri, i locali di via Mazzini, l’ex scuola di Fossanova, parte del complesso di S. Nicola e tante decine e decine di appezzamenti di terreno. Non è bastato vendere cappelle, aree, loculi e quant’altro nel cimitero cittadino. Non è bastato che nell’aprile scorso l’amministrazione comunale decidesse di vendere tutte e 13 le abitazioni di Santa Chiara (via Volpe e via Palestro), l’ex scuola rurale di Campo al Pozzo, l’ex scuola rurale Santo Spirito, i terreni in località Ponte Barilotto, a Pruneto, in località S. Angelo, a S. Giovanni, nella circonvallazione Nord per un totale di 150.000 metri quadrati, oltre tutti i relitti adiacenti le abitazioni. Nell’ultimo Consiglio comunale – continua la segnalazione di Petrole - sono arrivati, gli amministratori, a proporre ancora la vendita dell’immobile sede dell’ex Cinema Reali e l’immobile sede del Museo Medievale nel Borgo di Fossanova. L’opposizione in Consiglio comunale, in particolare i consiglieri del Partito democratico, contro questa proposta scellerata, ha scatenato una battaglia stridente; ha fatto rilevare l’inagibilità delle vendite sia dal punto di vista politico che dal punto di vista degli enormi vizi di illegittimità formali e sostanziali in relazione alle disposizioni di legge. Noi – si legge ancora nella nota del capogruppo Pd - non siamo pregiudizialmente contro le vendite di immobili comunali, ma Santo Iddio, sia la legge che il buon senso indicano che un immobile può essere venduto soltanto se sia venuto meno l’uso strumentale del bene, con il vincolo che le somme ricavate della vendita dovranno essere impiegate per la realizzazione di nuove opere pubbliche, utili alla collettività e soltanto la plusvalenza (il guadagno, cioè la differenza fra il prezzo di vendita ed il costo rivalutato del bene) può essere utilizzata per coprire i debiti correnti del Comune. Inoltre, per quanto riguarda il Museo Medievale di Fossanova, trattandosi di bene culturale vincolato, la legge prevede la sua inalienabilità e, comunque, la preventiva autorizzazione del Ministero per qualsiasi iniziativa. Ma la cosa ancor più grave è rappresentata dal fatto che si impoverisce la presenza museale nel Borgo di Fossanova, la presenza pubblica in un borgo a prevalenza privata, in un luogo in cui la storia, la cultura, la cattolicità della Chiesa, espressa dal complesso abbaziale, la tranquillità della zona sono un raro esempio, tanto che è stato istituzionalmente riconosciuto come attrattore culturale. Con la scellerata proposta di vendita di beni di natura culturale, che tanto contribuiscono (meglio dire dovrebbero contribuire, NdR) allo sviluppo e alla crescita del patrimonio, della cultura e dell’economia della nostra città e del comprensorio, si è tentato di decretare la fine del segmento turistico-artistico-culturale nella nostra città.




