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Multiservizi senza stipendi
Mercoledì 05 Ottobre 2011 16:26
Il problema ormai non è più acuto. Ma è entrato nella sua fase decisamente cronica. I lavoratori della Multiservizi continuano a non percepire con regolarità il loro stipendio. Si parla ormai di circa quattro mesi di inutile attesa.
In tutto sono quarantatré e svolgono – alcuni da diversi anni – servizi indispensabili alla comunità cittadina di Priverno: asilo nido, mense scolastiche e del centro anziani, assistenza ai disabili e così via. Non si sa, inoltre, quale sarà il loro futuro, visto che in città della fine della Multiservizi si parla già come di una morte annunciata. La questione viene riproposta in questi giorni dal consigliere comunale di minoranza Federico d’Arcangeli che – con sapiente quanto drammatica ironia – mette l’una a fianco all’altra la questione Multiservizi e la descrizione che il sindaco Umberto Macci avrebbe fatto della città di Priverno nell’ultimo Consiglio comunale. Questo il testo di un comunicato diffuso da D’Arcangeli in questi giorni ai cittadini di Priverno: “Che posto hanno, in quella Priverno felix che il sindaco Macci ha tratteggiato l'altra sera in Consiglio Comunale, i 43 lavoratori della Multiservizi? In quella città viva, con un centro in pieno sviluppo, quella città addirittura ricca che il sindaco ha raccontato agli attoniti consiglieri comunali, c'è posto per 43 lavoratori che da anni sono impegnati a dare servizi indispensabili ad una Comunità che si vuole civile e che sistematicamente aspettano quattro/cinque mesi per avere uno stipendio? Famiglie monoreddito, donne sole, persone che hanno in quel reddito (piccolo, per lo più) l'unica fonte di sostentamento e che non riescono in nessun modo a godere degli agi che quella Città felice offre e si accontenterebbero di avvicinarsi il più possibile alla fine del mese senza troppa angoscia”. Insomma, gente in continua precarietà, lavoratori in perenne attesa delle proprie spettanze ed una sorta di città senza problemi e in pieno sviluppo. Pare ovvio che non serva alcun nostro commento. Ma il commento – di qualsivoglia natura – è opportuno, invece, lasciarlo ai cittadini.




