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CHE NE SARÀ DEL CASTELLO DI SAN MARTINO?

Mercoledì 22 Giugno 2011 14:42

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sanmartinodi Mario Giorgi

Quello che è conosciuto come il castello di San Martino, immerso in uno splendido parco di trentatré ettari di bosco, pineta e prato, fu - in passato - proprietà della famiglia Di Stefano.

Ma, precedentemente, era appartenuto al principe Borghese e, ancora prima, alla famiglia Colonna. Ma, lo splendido maniero rinascimentale, era stato realizzato dal cardinale Tolomeo Gallio, per le sue vacanze estive. Sul finire degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta fu acquisito al patrimonio comunale, pur tra mille polemiche. L'amministrazione comunale dell'epoca capì poi che quella struttura poteva essere sfruttata anche per l'allestimento di un Museo, che poteva richiamare turisti da diverse parti d'Italia, e poteva diventare un volano per fare della città un centro di attenzione del programma turistico nazionale e internazionale. Ma le cose, purtroppo per la città di Priverno, non sono andate così. Perché quel Museo per la matematica, allestito in quel castello da un'équipe di lavoro delle Università toscane, è stato praticamente disattivato e fatto diventare un'altra cosa da parte degli amministratori degli ultimi anni. E i risultati negativi si fono visti nel numero delle presenze. In passato tante scuole dell'Italia centromeridionale guardavano al Museo di San Martino come ad un Polo didattico da inserire nel proprio Piano dell'Offerta Formativa. Ora, però, le presenze sono più che dimezzate. Evidentemente, qualcosa non va. Il discorso è ampio e riguarda la gestione dell'intero parco e del castello di San Martino, con annessi servizi di ristorazione. In proposito, pare interessante la considerazione del Circolo di Sinistra, Ecologia e Libertà, sulla chiusura del bar annesso al castello, prima, e sulle decisione dell'amministrazione comunale successive, relative alla riapertura del servizio di ristoro. L'affidamento "ad personam" della cura di alcuni spazi di San Martino, insieme alla gestione del bar e di altri servizi per conto dell'amministrazione comunale, si legge in un comunicato della Sel, per sei mesi non rinnovabili e praticamente a costo zero per il Comune (nel senso che stavolta almeno il Comune non ci rimetterà) si spiega con l'emergenza che a San Martino hanno prodotto scelte come la rimozione del custode. "Era chiaro per tutti -afferma il comunicato Sel- che senza il custode il Parco sarebbe rimasto abbandonato a se stesso, ma non per i nostri amministratori". "La gravità di tutto l'affare San Martino - sottolinea il consigliere comunale Federico D'Arcangeli - sta nel fatto che, nonostante il fallimento totale di tutte le politiche della Giunta Macci su quel gioiello (bar fallito, Museo praticamente chiuso, albergo mai nemmeno aperto, parco allo sbando), ci si ostina a inventare soluzioni e ipotesi di gestione di cui non si riesce a sapere assolutamente nulla, tutto chiuso nelle anguste stanze del Podestà e dei suoi fedelissimi". Perché non parlarne in un pubblico dibattito?