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LA SALA DELLE CERIMONIE E DELLA DISCORDIA

Giovedì 16 Giugno 2011 15:08

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Privernopalazzocomunaledi Mario Giorgi

L'ex aula consiliare del Comune di Priverno, oggi chiamata sala delle cerimonie e, in alcuni casi, addirittura sala nobile, è - da quando è stata realizzata la nuova aula consiliare al piano superiore del duecentesco palazzo comunale - deputata ad ospitare convegni, incontri, dibattiti e tavole rotonde varie.

Tutti possono avere accesso a quella sala, purché ne facciano esplicita richiesta al sindaco e paghino le quote stabilite dal Comune. Evitando, però, l'accavallarsi di più manifestazioni. Negli ultimi tempi sembra che la sala delle cerimonie sia stata concessa ai richiedenti con maggiori difficoltà. Come a dire che ad alcuni sarebbe stata negata una o più volte. Ci sono arrivate, in proposito alcune segnalazioni. La prima è dell'associazione culturale Agorà Privernate. Il presidente, Marco Andreocci, ha inviato formale richiesta al sindaco Umberto Macci il 26 maggio scorso per poter utilizzare la sala delle cerimonie il 1° giugno dalle ore 17.30 alle ore 20 per svolgere una tavola rotonda sui referendum del 12 e 13 giugno. Proprio il 1° giugno è arrivata la risposta del Comune: "si comunica, spiacevolmente, l'indisponibilità di utilizzo della sala per motivi organizzativi". I soci di Agorà hanno pensato che qualcuno li avesse preceduti nella richiesta ed hanno perciò voluto verificare de visu: nessuno - affermano - nelle ore da noi indicate stava utilizzando la sala. Naturalmente, Andreocci e gli altri soci non riescono a trovare una spiegazione logica. Un'altra segnalazione arriva dal Partito democratico. E, specificatamente, dalla coordinatrice cittadina Anna Maria Bilancia. Che, peraltro, sulla questione, ha voluto indirizzare una lettera aperta ai cittadini di Priverno, manifestando tutta la sua indignazione "per gli abusi e le prepotenze" subite - a proposito della concessione della sala delle cerimonie - negli ultimi tempi. Che poi - sottolinea Bilancia - sono "abusi e prepotenze che riguardano tutti", in quanto negando la sala, si negano i "più elementari diritti alla partecipazione e all'espressione democratica". E' sempre stato difficoltoso - scrive Bilancia - per noi democratici ottenere di utilizzare locali del Comune, pur chiedendoli nel rispetto delle regole e previo pagamento delle quote previste. Ma, ultimamente, è divenuto "addirittura impossibile". A questo punto la coordinatrice del Pd riporta alcuni casi con tanto di date. Ho chiesto di poter fruire della sala delle cerimonie, con il patrocinio comunale, invitando anche gli amministratori, l'8 marzo scorso per un incontro dedicato ai temi della questione femminile, ma ci è stato risposto che la sala era impegnata per "il disallestimento degli addobbi dei festeggiamenti del santo patrono…". Eppure, all'atto della prenotazione "essa risultava libera e occupabile!". Nemmeno la sala consiliare è stata concessa, in alternativa, perché "c'erano le delegazioni straniere". L'8 aprile - continua Bilancia - abbiamo chiesto nuovamente di poter utilizzare la sala delle cerimonie per la presentazione al pubblico di un'ipotesi di piano turistico e culturale che il nostro Circolo ha elaborato, al fine di costruire insieme il progetto di sviluppo della città, ma ci è stato risposto il solito no, con la motivazione che quell'incontro non era "socialmente rilevante!". Altri no alle richieste della sala, alla coordinatrice del Pd, sono arrivati per un convegno sui temi referendari, previsto per il 3 giugno, in piena campagna elettorale e un altro per la prevenzione del cancro al seno organizzato dalla Lilt provinciale, fissato per il 10 giugno. E questa volta le argomentazioni del no - sottolinea Bilancia - sono state ricondotte a "motivi organizzativi"! Quegli stessi "motivi organizzativi" citati da Agorà privernate, probabilmente. Come se ciò non bastasse, per vedersi rispondere questa sfilza di no - ironizza Anna Maria Bilancia - è pure necessario un avvilente pellegrinaggio a palazzo, dove bisogna recarsi almeno tre o quattro volte per ogni richiesta per sollecitare funzionari, assessori e mediatori di turno a fornire l'agognata risposta. E la cosa più comica, se non fosse davvero squallida, è che "il funzionario ti dice che non è colpa sua, il vicesindaco nel volerti dare una dritta, ti suggerisce di scrivere all'assessore al patrimonio e che questo ti promette di occuparsene. Ma, alla fine di tutto, la risposta è sempre la stessa: no. E quel no è rivolto anche a tutti i cittadini e al loro diritto di essere informati e di partecipare al confronto pubblico". Ma non finisce qui il cahier de doleance di Bilancia. Il 9 giugno scorso, infatti, "con un'operazione apparentemente democratica, il sindaco ha convocato i soggetti che avevano chiesto di occupare la piazza e altri spazi pubblici della città per le consuete iniziative estive al fine di armonizzarle e di individuare i giorni da riservare al Comune per i suoi eventi. Noi - spiega la coordinatrice del Pd - avevamo chiesto di occupare la Piazza del Comune, per la tradizionale Festa Democratica, dal 21 al 24 luglio, inserendoci all'atto della regolare domanda negli spazi lasciati vuoti da altri partiti e associazioni, ignari che l'Ente comunale, che non aveva ancora prenotato nessuno spazio, pur potendolo fare comodamente e con anticipo, doveva occupare alcuni giorni per le sue manifestazioni". E, guarda caso, tra tutti i giorni dei mesi di luglio e di agosto, "il sindaco ha scelto di occupare proprio quelli richiesti dal Pd".