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GRASSUCCI: “RIPRESA MOLTO LENTA ED INTERMITTENTE”
Mercoledì 03 Novembre 2010 18:40
di Roberto Tartaglia
"Gli ultimi dati sulla situazione economica del Paese rilevano che è in corso una ripresa ma anche che essa appare molto lenta ed intermittente e non riesce a dissipare uno scenario caratterizzato da una complessiva incertezza. Ci vorranno almeno 7 anni per tornare a regime - spiega Grassucci - e per questa ragione dal mondo delle imprese si torna ad insistere sull'esigenza di una svolta nella politica economica dando vita a stimoli urgenti ed efficaci per rilanciare lo sviluppo.
Anche perché, senza un intervento pubblico, stimoli efficaci non potranno arrivare dagli investimenti delle aziende". A parlare è Lelio Grassucci, consigliere del CNEL, che dipana numeri e percentuali estratti da indagini OCSE. Prosegue Grassucci: "Più che opportuna, dunque, è l'indicazione di Confindustria: lavorare per un piano per la competitività basato su ricerca ed innovazione, maggiore produttività, infrastrutture e grande attenzione al Sud. Nella nostra Regione il mondo agricolo rappresenta oggi più del 10% del Pil. Eppure in provincia, nonostante l'agricoltura rappresenti addirittura il 24,3% delle imprese, il valore aggiunto che ne deriva è del solo 4,6%. Da ciò risulta evidente che i fattori produttivi in agricoltura sono del tutto sotto remunerati. Questa conclusione, tra l'altro è confermata dal fatto che il reddito procapite in Provincia di Latina è tra i più bassi del Centronord e sicuramente della Regione. C'è da dire anche che il settore in questa fase sta attraversando una serie di emergenze: da quelle del latte a quelle delle fitopatie ed infestazioni parassitarie, da quelle del mercato del lavoro a quelle del credito. Su queste ed altre questioni le associazioni di categoria hanno aperto una vertenza con la Regione e sono convinto che il gruppo consiliare del PD non mancherà di dare il sostegno necessario per una positiva conclusione della vertenza". Dopo questo messaggio di apertura, Grassucci affronta alcuni argomenti di natura più prettamente strutturale e di prospettiva partendo da una domanda cruciale: è possibile ed in che modo porre riparo a tale situazione? "C'è una via obbligata - risponde Grassucci - ed è quella di abbassare i costi di produzione, valorizzare la produzione e riorganizzare il contesto per potenziare le economie esterne specifiche. In concreto si tratta di: porre mano alla tutela del terreno agricolo in un quadro di riassetto generale del territorio; potenziare le infrastrutture dedicate al settore, avviare un progetto pluriennale per la salvaguardia delle falde acquifere, per la depurazione dei corsi d'acqua e per garantirne la quantità necessaria all'irrigazione, sostenere le iniziative di modernizzazione delle strutture aziendali ed elevare lo spessore culturale e l'autostima degli operatori anche per favorire il ritorno dei giovani a lavorare nelle campagne. Sarebbe opportuno - conclude - anche spostare il peso dell'IRAP sull'IRPEF. Questo perché mentre il primo grava sui lavoratori, il secondo pesa esclusivamente sul reddito finale".




