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Torelli rilegge le vicende politiche del 2011
Giovedì 05 Gennaio 2012 09:50
“Il 2011 credo di poterlo definire senza problemi l’anno zero del Comune di Pontinia”. Così esordisce il consigliere d’opposizione, Paolo Torelli, nel fare un bilancio dell’anno appena trascorso.
Poi continua: “la situazione politica di Pontinia è sempre più imbarazzante. Abbiamo visto il Sindaco e metà Giunta condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti del Comune da loro stessi governato, ma nessuno si dimette, tantomeno ha la vaga idea di farlo: la legge non li obbliga, e quindi pensano bene che sia giusto rimanere incollati sulle loro poltrone, come se la morale e l’etica non fossero nulla. Evidentemente la loro arroganza è superiore al buon senso e al rispetto dei cittadini-contribuenti”. E non manca di menzionare l’aumento degli stipendi del 2006 che gli amministratori si sono autoassegnati. Insieme a tutto ciò, però, va ricordato che anche un membro dell’opposizione (ai tempi parte della maggioranza) è coinvolto nello “scandalo” della Corte dei Conti. E anche che ci sono ancora 90mila euro che ex membri d’opposizione e maggioranza devono restituire per aver percepito indebitamente il 100% dello stipendio da amministratori nonostante svolgessero al contempo altri lavori. Anche qui si tratterebbe di soldi utili alle casse comunali e, soprattutto, di un atteggiamento rispettoso nei confronti dei cittadini. Insomma, la questione è sempre la stessa: chi è senza peccato scagli la prima pietra. E, forse, per migliorare lo stato delle cose la soluzione migliore sarebbe quella di farsi valere preventivamente all’interno dell’aula consigliare e nelle sedi opportune, uniti in un fronte compatto, anziché continuare (sia da un lato che dall’altro) ad accusarsi a “danno” compiuto. Sarebbe meglio prendere impegni precisi anziché cambiare bandiera con troppo facilità. La politica comunale e provinciale, purtroppo, sembra assumere sempre più, con gli anni, quell’aspetto degradato già contraddistintivo della politica nazionale, dove i rappresentanti del voto popolare sembrano più impegnati ad accusare i loro avversari politici che a far valere le proprie idee. Più interessati alle prossime elezioni che al difficile presente oggettivo.




