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L’effetto domino del caso Tra.sco
Mercoledì 30 Novembre 2011 19:18
In paese sembrano non avere fine le ripercussioni della sentenza emessa dalla Corte dei Conti che condanna al risarcimento di oltre 800mila euro alcuni ex amministratori comunali per il caso Tra.Sco.
Mentre qualcuno di loro già si affretta a racimolare i soldi per pagare la propria quota, il Comune intende promuovere ricorso nientemeno che alla Corte di Strasburgo. Nel frattempo giunge il testo integrale della sentenza nella quale, con sorpresa, si legge che ai revisori dei conti insediatisi il 19 ottobre del 2000 “nulla può essere contestato relativamente alle motivazioni di legittimità, di opportunità politica ed economica sottese in ordine alla costituzione della società (Tra.Sco. ndr)”. Ad essi, esplicita la sentenza, non possono essere addebitate “le conseguenze dannose derivanti dalla successiva attività degli organi del Comune di Pontinia, che disposero il ripianamento finanziario delle perdite della Tra.Sco.”. I revisori Del Giovine, Macale e Bordignon, dunque, non hanno alcuna responsabilità in merito, non essendo in carico alla costituzione della società e non essendo presenti al momento del fattaccio. Per fattaccio, in sostanza, si intende l’allocazione di contributi comunali a fondo perduto, a favore della società mista, per oltre 800mila euro. Azione che il PM ha definito essere solo un mezzo per il perseguimento di scopi puramente politici, essendo stati fatti passare, quei soldi, non come prestito ma come contributo del socio di maggioranza (Comune). Ma perché tale finanziamento? La Tra.Sco. è stata costituita nel 1997 con un capitale sociale di 108 milioni di lire e con il solo scopo di occuparsi del trasporto scolastico. Poi, però, a questo servizio è stato affiancato anche quello della gestione rifiuti e della pulizia degli uffici pubblici. Per il PM tutto ciò è una trasgressione di quanto dettato dalla normativa vigente in materia di appalti dei pubblici servizi, con il solo scopo di assumere 70 dipendenti che già prestavano servizio per il Comune (cooperative, cassaintegrati). Il Comune, però, non avrebbe potuto assumere queste persone per via dell’incidenza dei costi sul patto di stabilità. Ed ecco il fattaccio. Il ricorso alla Corte di Strasburgo, dunque, da un lato sembra essere l’ultimo colpo di fucile d’un soldato moribondo ma non ancora datosi per vinto, dall’altro una scusa per allungare i tempi.




