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Costosi sbagli del passato
Mercoledì 12 Ottobre 2011 15:40
Un’altra grana per il Comune di Pontinia. Un’assistente sociale licenziata sei anni fa ha vinto la sua causa dinanzi al Giudice del Lavoro ed è stata reintegrata. Ora il Comune dovrà versare alla dipendente tutti i suoi arretrati non percepiti.
Il giudice Bonanni ha dichiarato il diritto della dipendente “ad essere assunta dal Comune di Pontinia a tempo pieno e indeterminato quale appartenente alla categoria ‘D’, profilo professionale assistente sociale, a far data dal 6 luglio del 2004, con condanna del Comune medesimo al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dal giorno del diritto all’assunzione all’effettivo inquadramento della ricorrente nell’organico del Comune, detratto quanto percepito in forza del contratto di lavoro a tempo determinato in data 18 aprile 2006”. La dipendente ha avuto dalla sua la documentazione che attestava la sua vittoria nel concorso pubblico per assistente sociale indetto dal Comune nel mese di luglio 2004. Aveva, così, firmato il suo contratto, dichiarato nullo un anno dopo dal segretario comunale. La somma da corrispondere alla dipendente? 130mila euro, ai quali vanno aggiunti 2.350 euro per il pagamento delle spese processuali. A conti fatti, dunque, viene da chiedersi: di chi è la colpa? Del segretario comunale o dell’allora sindaco Giuseppe Mochi? La domanda, di pura natura etica, si pone poiché proprio in questi giorni l’ex sindaco si è espresso duramente sulla decisione di demansionamento di alcuni dipendenti comunali. Non si tratta di una corretta gestione di razionalizzazione dei dipendenti, secondo Mochi, ma di un atto di arroganza nei loro confronti. Attualmente sono in servizio solo 37 dei 90 dipendenti previsti, se a questo si aggiunge il blocco delle assunzioni e le restrizioni delle ultime finanziarie, per Mochi è chiaro come questa manovra sia un colpo durissimo alla forza lavoro amministrativa del Comune. E prende come esempio il decadimento delle prestazioni dello sportello UMA, prima efficientissimo e invidiato dagli altri comuni, ora lento e inadeguato. Tombolillo, dal canto suo, risponde che lo spostamento è stato reso necessario dall’atteggiamento di alcuni dei dipendenti in oggetto che si sono rivelati “maleducati e indisciplinati”. Dalle parole del sindaco si evince che i dipendenti coinvolti sono soliti venir meno ai loro impegni lavorativi. “Chiedono diritti, ma i loro doveri dove sono?” domanda lapidariamente il sindaco.




