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DA GRONINGEN I QOTSA , PASSO E CHIUDO

Mercoledì 11 Maggio 2011 16:02

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groningen1di Marco Fanella

Cari musicodipendenti stavolta, come anticipato, vi narrerò la tenebrosa storia di una cricca di sceller...ehm di ragazzi italiani che partirono un giorno alla volta del regno d' Olanda, per sfidare a singolar (anzi plural!) tenzone uno dei mostri sacri del rock contemporaneo: la belva rispondeva al nome di "Queens Of The Stone Age", "QOTSA" per gli amici.

Era Maggio e ci trovavamo in quel di Groningen, mezzi distrutti da un viaggio che toccò cielo e terra, al secolo aereo e treno, per un totale di circa sei ore, essendo partiti alle 5.00 di mattina. Nel mezzo del cammin del nostro treno ammiriamo compiaciuti la campagna che circonda la piccola cittadella. Ecco la meta: "Oosterpoort" di Groningen per l'appunto il luogo dove si compierà il misfatto, un concerto rock in piena regola fatto di chissà quali arcane alchimie sonore. Prima del concerto, un giorno di sana preparazione atletica per le strade del centro e una alimentazione che dire sregolata è come dire che Marzullo la notte è più sexi di Moana, ma vabbè...Gonfiati da cotanta abbondanza di proteine e grassi con tre esse, facciamo un'ora di ritiro spirituale per le strade a guardare le valchirie in biciclett... ehm l'architettura caratteristica della città, qualche altra diavoleria culinaria messa a bordo e poi entriamo nell'Oosterpoort. quotsaCi accomodiamo nel bar interno a sorseggiare una birra e notiamo, con profonda sorpresa che manca un'ora la concerto e non c'è alcuna ressa. Strano, in Italia spesso capita che qualcuno prenda un mese di ferie per sostare davanti allo stadio con l'apetta e pagare il parcheggio su strisce blù per tutti i trenta giorni prima di un concerto, mettendo nel frattempo lo stereo a palla coi pezzi che andrà a sentire... Al concerto stesso. Invece qui, una decina di persone che chiacchierano. Speriamo bene! Si aprono i cancelli e ci accomodiamo seduti dietro al banco mixer, posto ideale per saggiare l'acustica e per osservare gli stregon... i fonici al lavoro. É quasi ora e quello che era un auditorium deserto è stracolmo di gente, arrivata tutta nel giro di un quarto d'ora, saranno almeno quattromila! Si parte, gruppo spalla onesto, "The Dough Rollers", hard blues indiavolato e passa la paura. Ma il bello deve venire, esce il mostro sul palco: salgono i Queens. Il suono cambia, si incicc i o t t i s c e come un bel fagottino con golosa crema al cioccolato, si roccheggia di brutto qui ragazzi, il mostro è in libertà! Viene riproposto per intero il loro primo album, "Rated R": riff ossessivi e lancinanti, groove di batteria in bilico tra il vintage e la sperimentazione, il cantato ( e la chitarra!) che contraddistingue quel geniaccio di Josh Homme, leader e cervello della band, un basso che dire dritto è dire nulla, e un polipo di polistrumentista che duetta allegro con le chitarre malate e rozze di Troy Van Leeuwen. Il mostro funziona come una bomba ad orologeria, e quando passa a suonare pezzi come "The Sky Is Fallin'" sembra di essere in un trip; ma è questione di poco, perchè quando suonano "Feel Good Hit of the Summer" e "Go With the Flow" non c'è freno che tenga ferma questa locomotiva impazzita. Finisce la tempesta e commentiamo soddisfatti l'impressionante pressione sonora prodotta dai rockers, complice un fonico ed un'attrezzatura eccezionali, ma soprattutto tanta energia sputata addosso agli strumenti come fosse pioggia. Una lezione per tutti quelli che pensano che il rock nudo e crudo sia facile e che dimenticano quanto la passione e la sana violenza esecutoria influiscano sul sound di una band. Tornammo ai nostri alloggi, ci attendeva un lungo cammino verso casa due giorni dopo. avevamo ancora tutti nelle orecchie l'urlo del mostro.