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CINQUE RAGAZZONI STELLE E STRISCE CHE SUONANO DI BRUTTO
Giovedì 31 Marzo 2011 14:32
Eccoci qua, come ogni settimana cari musicomani, a parlare di musichette e musichine varie, alla ricerca di qualcosina da mettere sotto le...orecchie! Oggi ci addentriamo nei meandri della musica tosta, andando a pescare un disco del 2009, bello massiccio, stagionato e quindi ancora più duro, almeno si spera.
Eh sì perchè un disco, se è una "monnezza" appena esce, magari dopo qualche tempo comincia pure a decomporsi ed emanare odori e fetenzie varie. Immaginate di entrare in dispensa e sentire un odore di gatto trapassato, sbirciate fra i vari cimeli pensando che possa essere il corpo della zia sparita da tre giorni, ma invece era in vacanza. Ciò che vi attende nell'ombra del ripostiglio è qualcosa di molto peggio: un disco di Pupo ed Emanuele Filiberto! Ma andiamo oltre queste frivolezze e passiamo al concreto, al metallo appena uscito dall'altoforno. Loro sono americani, di Los Angeles, non sono cugini dei "Motley Crue" ma forse eredi di qualche colosso della siderurgia statunitense: parliamo dei "Five Finger Death Punch" e del loro lavoro del 2009 dal titolo "War Is The Answer". I ragazzoni "bisteccuti" (m'è venuta così!) sono produttori di sano vigoroso metal a stelle e strisce, molto "groovoso", condito di riff suonati a volte con una motosega, a volte con dei martelli pneumatici, tempi di batteria scanditi con le martellate sul ferro caldo, basso suonato con la solita ferocia ma come al solito un pò ignorato dal missaggio (tipico di alcune produzion metal - core), voce che passa dal "mostro dei biscottini" al cantato quasi umano, all'umano ma solo per poco. La caratteristica della musica dei "pugno della morte" non è certo l'originalità, visto che le strutture dei pezzi sono molto semplici, ma una vera e sana dose di potenza sonora e qualche sprazzo melodico che non guasta. I pezzi scorrono lisci, la pigna c'è e si fa gradire, canzoni come "Bulletproof" e "Hard To See" potrebbero essere usciti da un disco degli ultimi "Slipknot" o dei "Lamb of God", metteteci poi una ballad come "Far From Home", che fa il verso alle super - ballad dei "Metallica" (sentite se il cantante non sembra Hetfield mescolato con Corey Taylor !). Diavolo di un metallo, non è originale questo disco, ma ha un certo "carattere", un bel riffing, ottimi soli di chitarra, un singer che dovrebbe un pò allontanarsi dai maestri si, ma tutto sommato una bella botta che lo rende godibile. Un paio di volte le mie orecchie hanno dubitato che le chitarre non fossero registrate con amplificatori veri ma con plug - ins del computer ma si sà, anche se fosse, così va il mondo. detto questo, chiudiamo dicendo che si tratta di un genuino prodotto americano, da prendere per quello che è, dritto nelle orecchie senza troppi fronzoli ma solo con la voglia di sentire bei riffoni e pestare il piede per terra, magari dopo una sonora inca__atura (la canzone "Falling In Hate" la dice lunga...). Ascoltate, smetallate ma non aspettatevi miracoli.




