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WHITE LIES, DUE DISCHI E TANTI LIVE
Mercoledì 23 Marzo 2011 14:06
Salve a tutti amici musicodipendenti, qui è il vostro recensore preferito (?) che vi parla dalle frequenze di Mondo Re@le, per condurvi in un viaggetto alla scoperta di novità musicali degne di ascolto, o quanto meno di un sano lancio del cd dalla finestra, a seconda dei vostri gusti.
Oggi andiamo a visitare il mondo di una band che circola ormai da diversi anni ed ha all'attivo due dischi, fanno tour importanti e alcuni loro pezzi vengono regolarmente trasmessi anche nelle nostre radio. La band in questione sono i "White Lies", il disco è il loro ultimo prodotto:"Ritual". Uscito nel 2011 e giudicato in modo assai variegato dai media, il disco è pronto adesso per passare tra le mie fauci ed essere divor...ehm, analizzato e descritto per voi lettori. Cominciamo il nostro viaggio dicendo subito che i tizi in questione appartengono ad una branca di questo smisurato "rock alternative" nella quale vengono annoverati anche "Interpol" ed "Editors", quindi rock mescolato con molta elettronica ed un uso dei riverberi in modalità "galattica". Detto questo, passiamo alla "ciccia" del disco dicendo che la produzione è ineccepibile, con una attenzione particolare a fondere in maniera efficace proprio le due anime della band, quella più marcatamente rock e quella più eterea fatta di synth, campioni e altre diavolerie. I riff di chitarra sono semplici ma hanno quella vena maestosa che mi ricorda un po' alcune band degli anni Ottanta; batteria e basso in alcuni casi potrebbero essere semplicemente finti, visto il loro arrangiamento "ultra - straight", ma del resto questa è anche una caratteristica di band come queste. Le melodie vocali sono interessanti, come del resto il timbro del frontman, anche se c'è qualcosa di già sentito: in effetti la sua voce sembra una fusione tra quella del cantante dei "Depeche Mode" e quello degli "Editors". Alcune soluzioni nell'arrangiamento sono particolarmene efficaci, come nella canzone "Streetlights", oppure in "Holy Ghost", dove è la chitarra a farla da padrona con un riff introduttivo poi ripreso dal basso distorto ed un ritornello che sa tanto dei vecchi amati e peraltro resuscitati "Depeche". "Strangers" invece si apre come un pezzo degli "Who", mi viene in mente "Baba O'Reiley", ma poi tutto torna sfacciatamente "White Lies", e devo dire che mi garba pure! La mia impressione è che, rispetto agli "Editors" o agli "Interpol" o "Maximo Park", questi "White Lies" abbiano conservato maggiormente la componente squisitamente rock del loro suono, nel senso che sotto tutto il muro di synth ed effetti pulsano ancora batteria basso e chitarra. In questo senso li vedo più vicini a band come i "Killers", anche per alcune soluzioni vocali adottate dal singer della band. Ho come il sospetto che dal vivo ci si diverta non poco a vederli, proprio in virtù di questo loro mal celato amore per il rock nella forma più pura. A dispetto delle recensioni altalenanti apparse sul web, a me questo disco piace e ve lo consiglio. Non vi aspettate miracoli, piuttosto godetevi buone canzoni.




