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“WOW” SONO TORNATI I VERDENA

Giovedì 03 Marzo 2011 10:35

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verdenadi Marco Fanella

Eccoci qua, cari predatori dell'ultima novità discografica, siamo di nuovo qui a parlare di musica, con l'obiettivo di trovare qualcosa di interessante ed importante da ascoltare.

Ecco, importante è la parola giusta, quasi a dire che dietro ciò che andremo ad ascoltare c'è un percorso, un iter fatto di tanti avvenimenti che hanno portato a generare quel supporto audio che noi ci accingiamo ad inserire nel lettore. Ebbene la band di cui parliamo questa settimana il suo iter lo sta facendo tuttora arrivando a sfornare un cd che ci farà riflettere: stiamo parlando dei Verdena e del loro ultimo album doppio dal titolo "Wow". La band in questione fa parte della scena alternative italiana dagli anni Novanta e, pur avendo ricevuto etichette di tutti i tipi, tra cui quella di "Nirvana italiani", ha continuato sempre ad incuriosire le orecchie di noi impavidi ascoltatori, sfornando dischi molto fighi, certo alcune volte contorti per il timpano medio, ma pur sempre personali. In questo disco i Verdena hanno dato sfogo a tutte le suggestioni sonore che avevano nella testa e che si erano peraltro già manifestate in maniera più contenuta nei vecchi album: cover_wowsi passa da momenti di puro rock dritto e potente ad atmosfere mistiche, pause riflessive e lunghi intermezzi che riportano alla tradizione beatlesiana, conditi da armonizzazioni alle volte tutt'altro che scontate e cambi di tempo repentini. A livello sonoro troviamo bassi distorti, batterie pestone ma anche tanti tanti sintetizzatori, suoni che in qualche modo dilatano lo spazio e danno aria alla musica, un uso dei ritardi imponente su tutti gli strumenti, il pianoforte che spesso è il mezzo trainante delle canzoni, assieme ai riff minimali e le melodie malate del cantante chitarrista nonché pianista Alberto Ferrari. Belli i momenti acustici, dove le capacità melodico - interpretative della band risaltano, ripulite dal marasma (in senso buono ovviamente!) sonoro dei pezzi più rumorosi. Si sente anche qualche influenza noir, soprattutto nel pezzo "Razzi, Arpia, Inferno e Fiamme": è come se si tornasse indietro nel tempo e si fosse seduti davanti ai titoli di coda di un film francese in bianco e nero. In "Loniterp" invece torna in mente una certa vena rock anni ottanta, quasi Depeche Mode, se non fosse per la folle variazione nella seconda parte del pezzo. Se invece vogliamo entrare in fabbrica, al suono di martelli e macchinari, ascoltiamo "Adoratorio", col suo incedere possente e la sua apertura melodica stralunata, il tutto senza parole. "Miglioramento" invece, con la sua intro mi ricorda il film "Momenti di gloria", con un pianoforte potente ed etereo, accompagnato da batteria e basso, un bel testo "rivoluzionario" ed una bella variazione ritmica nel mezzo che non guasta mai. "Attonito" apre invece il secondo cd con violenza e distorsione, si torna ai duri e rudi anni settanta, si pesta duro ragazzi, ma con intrusioni oniriche ed allucinogene. "Grattacielo" entra silenziosa e riflessiva, poi esplode in un bel ritornello dal finale drammatico. "È solo lunedì" è un alternarsi di momenti intimi e leggeri con sprazzi che ricordano un po' i musical di Broadway, con quelle armonizzazioni cantilenanti; "letto di mosche" è una cantilena che si infila nelle orecchie, "Rossella roll over" è rock verdeniano mescolato con la musica circense, evoca un certo rock in bilico tra Bowie e le "Desert sessions" di Josh Homme. Insomma in questo disco ce n'è veramente per tutti i gusti, i Verdena hanno fuso la melodia con i suoni pazzi, i suoni pazzi con il rock, il rock col rumore, lo spazio con la terra. Suggestivo.