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NOTE D’ADDIO PER QUESTO DUEMILADIECI

Venerdì 17 Dicembre 2010 08:26

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negramarodi Marco Fanella

"Caro duemilaaaaa!" Recita una canzone di Elio e le storie tese, ma è di dieci anni fa! Eppure noi la facciamo nostra per quest'anno, perché a prescindere dal numero che identifica gli anni che passano, quelli continuano a passare, si chiamassero anche Gigi o Ezio o come volete voi (non me ne vogliano i "Gigi" e gli "Ezi"!).

Fatto stà che l'anno appena passato è stato attraversato da tanta produzione musicale, intesa nel senso di produzione industriale, ovvero alcune cose buone e tanta "ciofeca", dai talent show per scoprire il Modugno del nuovo millennio, alla meteora che brilla come la miccetta buttata in mezzo ai piedi della zia di turno la sera di Capodanno. Insomma, siamo sempre lì: in mezzo al marasma di proposte ci sono, anche se ben nascoste da cotanta "immonda" abbondanza, anche le perle. muse1C'è ancora chi fa bei dischi, si diverte suonando, guadagna anche molto, chi si diverte di meno, guadagna forse di più di quello che si diverte molto, ma soprattutto sembra che i famosi anni di cui sopra, quelli che passano e lasciano sempre un segno tangibile in noi, stiano lentamente dando ragione a chi la musica la fa davvero. E allora complimenti agli Editors, con il loro disco dal sapore "eighties", in bilico tra elettronica e rock d'autore, complimenti ai nostrani Negramaro, belle canzoni e finalmente un bel sound "cazzuto" (scusate la licenza poetica), complimenti agli Avenged Sevenfold che, nonstante la terribile perdita del batterista John Sullivan, hanno sfornato un disco di un'ignoranza veramente ignorante; complimenti ancora ai Kings of Leon, col loro rock da stadio che sa tanto di Who e Thirty Seconds To Mars. Ed ora alcune considerazioni sul mercato: sembra che, col fatto che ormai il cd lo trovi sui vari "muli" e siti dove si "shara" a manetta e quindi non li paghi una cicca, la dimensione concerto live stia prendendo il sopravvento. Lo dimostra il fatto che gente come i Muse, che nonostante tutto vendono ancora, faccia centinaia di date l'anno e, soprattutto, dimostri che i live li suonano davvero, e sono davvero loro tre che fanno tutta quella cagnara. Ecco, quest'aspetto della live performance potrebbe diventare la chiave di volta per scremare un po' la ciurma, depennare quegli pseudo artisti che, se dentro lo studio di registrazione del faraone Nyarlathotep o contornati da turnisti di livello "nucleare" sembrano dei leoni ruggenti, poi li metti su un palco e li vedi piccoli e fastidiosi come la gomma che ti si appiccica sotto le scarpe. Oppure non li vedi proprio dal vivo e capisci che Hal 9000 ha suonato tutto il disco e dal vivo non vuole venire a suonare perché si vergogna e perché non vuol far fare brutta figura all'artista che gli ha commissionato il disco. Io conosco lo studio di registrazione, dentro si può fare qualsiasi cosa, è un segno della modernità, ognuno vuole e può fare tutto. Le cose, quelle vere, non stanno così. Dobbiamo tornare indietro e i concerti sono la cosa che può rimettere coi piedi per terra una musica ormai troppo aleatoria e di consumo, poco vissuta e molto scaricata. Chiudo salutando tutti quei musicisti che ci hanno abbandonato nel corso dell'anno, soprattutto in ambito rock, a testimonianza del fatto che, come lo metti lo metti, rimane un genere "maledettamente"... maledetto. Buon 2011.