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UN SALENTO CONTAMINATO DI STATES
Mercoledì 24 Novembre 2010 16:34
Nuovo appuntamento con la musica e le sue succulente novità discografiche. Oggi il nostro viaggio sonoro si svolge nello Stivale, precisamente nei pressi di Lecce, anche se a dire il vero il disco di cui parleremo ha un albero genealogico contaminato dagli States.
Stiamo parlando dell'ultima fatica discografica dei Negramaro, band tutta italiana capeggiata dal cantante nonché autore Giuliano Sangiorgi che da qualche anno ormai si trova ai piani alti delle classifiche e continua a macinare ottima musica. Il disco in questione si intitola "Casa 69", è uscito qualche giorno fa e noi lo abbiamo subito acchiappato e messo sotto torchio per voi lettori, sviscerandolo canzone per canzone.
La cosa che mi preme dire prima di parlare del disco è che questi ragazzi secondo me sono arrivati lì su perché ci sanno fare, scrivono ottimi pezzi, suonano regolarmente e con passione dal vivo, hanno un ottimo frontman che sforna successi a profusione anche per conto terzi, quindi sembra ancora possibile che sulle vette delle pop charts ci siano, oltre alla fetida immondizia propinataci da tutti i canali mediatici, anche dei musicisti seri e preparati. Chiuso lo sfogo, andiamo a parlare di questo disco che trasuda America da tutti i pori, a livello sonoro, e melodie all'italiana sul versante del songwriting vero e proprio. Per ciò che riguarda il primo aspetto nel dettaglio, l'influenza dello studio di registrazione (Metal Works di Toronto) e del produttore David Bottrill (Placebo, Muse, Tool etc. etc.) donano al disco un sound tendenzialmente rock, in alcuni frangenti anche hard, con ottime chitarre in primo piano e una batteria che finalmente pesta a dovere, compressa e potente. Il mix generale è quello di un disco marcatamente più duro di altri episodi della saga Negramaro, vicino alle produzioni di band come i Muse tanto per intenderci, di gran lunga lontano da certi standard "popparoli" tipicamente italici che non accennano a morire. Per quello che concerne la stesura dei pezzi, i testi fanno riferimento ad argomenti diversi legati dal filo conduttore dei pericoli di un individualismo sempre più incoraggiato dalle realtà virtuali e tecnologiche odierne; ottima la capacità di sintesi, anche se, diciamocelo francamente, quello che risalta molto e da forza alle parole sono le belle melodie ed armonie vocali messe in piedi da Giuliano. Si nota anche un discreto uso dell'elettronica, sempre in background, ma che dona la giusta atmosfera ai pezzi quando serve. Per il resto questo è un vero disco rock, pieno di riffing chitarresco e groove in alcuni casi anche da pogo, a testimonianza che la direzione intrapresa è più "cazzuta" rispetto agli episodi precedenti: insomma, abbiamo anche in Italia qualcuno che riesce a fondere ottime melodie con qualcosa che non sia la solita batteria finta alla Pooh (non me ne vogliano i Pooh, amo il loro chitarrista!) e la tastierina che col midi fa tutti gli altri strumenti. Pezzi da tenere d'occhio sono: il singolo "Sing-hiozzo", "Manchi", "Apollo 11", "Io non lascio traccia", ma ascoltatele tutte perché meritano. Ultima considerazione: ma bisogna per forza andare in America per fare un disco rock come si deve?




