1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>
Errore
  • XML Parsing Error at 1:382. Error 9: Invalid character

IL COLORATO MONDO DI PINK: FUNHOUSE!

Giovedì 11 Novembre 2010 08:57

PDF Stampa E-mail

721610di Marco Fanella

Nuovo appuntamento musicale, stavolta dalle tinte femminili, ma pur sempre roccheggianti. Infatti oggi andiamo a sollazzare i nostri padiglioni auricolari con un disco del 2008, di una cantante che ha fatto della grinta e della sregolatezza la sua bandiera, ovviamente a suon di hit da classifica.

Stiamo parlando della bionda e tosta Pink. La ragazza ha iniziato presto a costruire la sua carriera: era ancora una bambina e già cantava divinamente, poi la prima band a sedici anni, una maturazione vocale notevole che l'ha portata ai vertici del pop mondiale, complici anche ottime canzoni. E allora che facciamo? Suvvia, andiamo a sentire Funhouse! La prima cosa che notiamo è una produzione ottima, con suoni rock ma mai troppo invadenti, una band compatta e arrangiamenti a volte scarni ma raffinati. L'interplay dei musicisti è da manuale, ma tutto è funzionale alla potente voce della leader, non ci sono estremismi virtuosistici, solo sano rock and roll infarcito anche di ballad, visto che questa è musica da classifica. Anche solo con una chitarra che la accompagna, la voce di Pink svetta come un'aquila nel cielo, potente e dolce, passionale quanto basta e ruvida se serve, insomma la ragazza ha classe. La cosa che gradisco di più del suo modo di cantare è proprio la capacità, peraltro tanto osteggiata da molti cultori del bel canto, di "sporcare" la voce, rendendola graffiante come una vera icona rock, avvicinandola a quel mondo che lei, anche se incastrata a dovere nelle logiche di classifica, dimostra di avere sempre nelle corde. Certo, non c'è solo il rock in questo disco: si sentono echi di musica soul e blues tipici della tradizione statunitense, alcune sortite elettroniche nell'uso dei sintetizzatori, qualche reminiscenza di Prince, tante melodie orecchiabili, le quali ovviamente prendono vita grazie all'ugola "felice" di Pink. La struttura delle canzoni è abbastanza standard, anche se gli arrangiamenti, come dicevamo prima, sono ben giocati, funzionali e precisi, insomma ci sono degli ottimi turnisti dietro, come un grande prodotto commerciale purtroppo (o per fortuna?) impone. Ma il grosso ripeto, lo fa la signorina bionda: ci mette l'anima e si sente, ci mette della sporcizia che secondo me non guasta affatto, anzi personalizza ancor di più la sua voce, è una bella figliola e ha un gusto malsano e molto rock per gli eccessi. Metteteci poi canzoni come "So What", "One Foot Wrong", la trascinante "Funhouse", la poetica "I Don't Believe in You" e il gioco è fatto. Ascoltatelo e buona musica!