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ETERNA E INOSSIDABILE VERGINE DI FERRO

Mercoledì 27 Ottobre 2010 14:35

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701611di Marco Fanella

Cari musicofili, il tempo fuori mi tedia, queste nubi paffute e gonfie d 'acqua non fanno altro che infastidirmi, ergo mi faccio una bella dose di sano metal, di quello con la M, si quella grossa!

Parliamo di un disco inserito in un contesto ben preciso, la "New Wave Of British Heavy Metal", movimento musicale introdotto da storiche band come "Wishbone Ash", "Saxon", "Samson", "Def Leppard" e gli inossidabili "Iron Maiden". Proprio questi ultimi pubblicarono nel 1983 un disco fenomenale che è quello che stiamo per recensire: "Piece Of Mind". Il disco vede la luce dopo il pluriosannato "The Number Of The Beast", album dalle sonorità ruvide, bello sparato in faccia e con dei singoli da urlo, prima fra tutte la title track. Ma "Piece" non è da meno. Innanzitutto porta con sé una novità, ovvero il nuovo batterista Nicko McBrain, più tecnico e versatile del rude Clive Burr. I connotati delle canzoni sono quantomai variegati, dalle atmosfere medievali e melodiche alle schitarrate indiavolate: troviamo tutto un campionario di arrangiamenti di chitarre e riff spacca ossa, il tutto condito dalla enorme voce di Bruce Dickinson. Ciò che più colpisce è l'unione di sonorità ruvide tipiche del metal con arrangiamenti raffinati fatti di arpeggi e parti armonizzate che richiamano anche la tradizione classica, testi che trasudano citazioni letterarie alte ed argomenti che vanno dall'esperienza della guerra a leggende di samurai: insomma 'sti metallari la sanno lunga e la sanno anche raccontare. Personalmente la summa dell'album si raggiunge in "Revelations", secondo pezzo dell'album, in cui una prestazione vocale di Dickinson si fonde in maniera mirabile con le trame dei suoi menestrelli, fatte di riff distorti e passaggi arpeggiati e cambi di tempo continui che rendono movimentato l'ascolto. "Flight Of Icarus" ci aggredisce con un riff terzinato potente come un carrarmato per poi sfociare in un chorus melodico da brivido. Anche qui un paio di momenti canori ci fanno capire il motivo per cui Pavarotti ritenesse Bruce Dickinson un ottimo tenore della musica "pop". "The Trooper" ci porta in territori apertamente maideniani con un riffing selvaggio e "cavalcato", un cantato al limite delle possibilità dei comuni mortali e la sezione ritmica di Steve Harris e Nicko McBrain che non sbaglia un colpo. Questi elencati sono solo alcuni momenti importanti di un disco che è entrato di diritto nella storia del rock a suon di milioni di copie vendute, ma soprattutto grazie all'ottima musica donata al pianeta terra. Ho sentito il disco la prima volta circa vent'anni fa e mi è venuta la pelle d'oca, come mi è venuta adesso che l'ho rispolverato.