- Errore
PARAMORE, PERCHÉ PIACCIONO TANTO?
Giovedì 14 Ottobre 2010 07:24
Appuntamento più normale per ciò che riguarda la musica: ogni tanto bisogna pur fare una recensione che meriti tal nome, invece di tentare di suggestionare i lettori con le impressioni visive di un povero redattore.
Eccoci quindi a parlare dei Paramore, una band statunitense che sta facendo parlare di sé un bel po', soprattutto grazie ad una partecipazione illustre nella colonna sonora di uno dei film della saga di "Twilight" (avete presente? Sì, la saga dei teenagers azzannatori bevitori di spremuta di arance rosse...). Detto questo, mettiamo su il disco e via, si parte. Le sonorità sono chiaramente statunitensi, ovvero una escursione dinamica generale molto ristretta (dove sono finiti i piano ed i forte? Ah, dimenticavo, all'ascoltatore medio adesso piace solo il forte, dannato emmepitrè!) in favore di una pressione sonora non indifferente. A livello di percussioni, abbiamo un bell'esempio di batterismo sanguigno e duro, senza disdegnare una certa raffinatezza nella tecnica e negli arrangiamenti, forse un po' penalizzati dalle ristrettezze dinamiche di cui sopra. Capita infatti di sentire il rullante e la cassa a cannone e quasi asettici, innaturali, ma non è colpa di chi suona, esigenze di produzione! Suoni di chitarra che vanno dallo standard del rock americano tipo "Foo Fighters" fino a settaggi più elaborati soprattutto nell'uso dei ritardi e delle modulazioni sui puliti. Ora, al di là dell'aspetto prettamente tecnico, sparandoci il disco nelle orecchie come dei sani rocker non possiamo negare che i ragazzi una certa "pizza" ce l'hanno, con una singer di tutto rispetto che se da un lato sembra fare il verso a quelle vocette sapientemente 'elaborate' alla Avril Lavigne, dall'altro dimostra una certa tigna e ciò non ci dispiace. Sembra di sentire una Gwen Stefani con ancora più grinta, sarà un caso che vanno in tournee con i No Doubt? Ammirazione reciproca? Sta di fatto che i pezzi si muovono dal rock teenage-drunk-emo-punk-core o come diavolo vogliamo chiamarlo e arrangiamenti più sobri che strizzano l'occhio a generi più sofisticati, sempre rimanendo nella forma canzone tipica, con ritornelli sempre acchiapponi e strofe spesso non banali. Ciò che ci piace (bello il pluralia maiestatis per un redattore, fa molto "importante") è che le canzoni funzionano, sia che siano pezzi rock tirati, sia che siano tenere ballad come "The Only Exception", dimostrando che la vena melodica ce l'hanno e la sfruttano. A livello sonoro l'abbiamo già detto ed un po' a malincuore lo riconfermiamo: sì, suona tutto bene, dannatamente bene e spudoratamente tutto uguale, si sente tutto e tutto è sparato in faccia alla perfezione, nella migliore tradizione "adinamica" americana. Certo, ci mancano un po' quei salti di volume dei dischi vecchi che so, di Battisti, che davano valore aggiunto alla canzone sfruttando la caratteristica più rudimentale e forse più sincera della musica: le variazioni dinamiche.




