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GLI INCOMPRESI PROFETI DELLA DISTRUZIONE

Giovedì 07 Ottobre 2010 07:45

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67_14_1bdi Marco Fanella

La guerra è finita ormai da più di dieci anni, il controllo della Terra è in mano a...nessuno. Le due confederazioni si sono scontrate e ferite a morte senza decretare un vincitore, solo una schiera di poveri sconfitti che ormai vagano senza meta su quello che qualche anno fa era ancora un pianeta.

Mi trovo sulla cima di questa montagna a scrivere le mie memorie nella speranza che qualcuno, in un ipotetico futuro del genere umano, le legga e si renda conto di ciò che è effettivamente successo. Di certo non mi aspetto che il lettore tragga insegnamento dalla storia, gli uomini con la storia ci han giocato abbastanza, troppo direi per poterne trarre degli insegnamenti utili. Nel frattempo, mentre guardo il mare che ha ormai sovrastato la pianura e sommerso tutte le città, ricordo con piacere il Presidente che, in un discorso alla Confederazione, parlava di energia pulita, di fonte inesauribile, di speranze per i popoli oppressi, fu una serata commovente, era un grande leader e forse ci credeva veramente, povero illuso. Non passò molto tempo che subito le più grandi lobbies industriali iniziarono in gran segreto la preparazione di armi a idrogeno da vendere ai rivoltosi dei vari focolai sparsi fra quella che un tempo era la Mittel Europa e l'Europa dell'Est. La capacità distruttiva di queste armi era senza precedenti e produceva una quantità di vapore acqueo talmente elevata da far aumentare a dismisura la crescita delle piante, inoltre le sostanze utilizzate per stabilizzare l'idrogeno erano nocive a tal punto che i primi segni si cominciavano a vedere nelle varie mutazioni sugli organismi viventi, sempre più frequenti. 67_14_1aPoi, qualche parola di troppo, accuse reciproche, un'escalation di avvertimenti, manovre militari azzardate, vabene, il copione lo conoscete già, le parole spesso sono più deleterie dei missili, quanto meno finchè i missili non partono. Guerra per due settimane, il grande incidente, poi...silenzio. L'effetto dell'esplosione fu talmente potente che dopo due settimane tutte le città della confederazione Euro-Asiatica erano rase al suolo, sgretolate lentamente ma inesorabilmente dalle particelle radioattive sparse per il globo. L'atmosfera era sovraccarica di sostanze acide che avevano reso l'aria una nebbia giallastra e mortale, utilizzammo delle tute apposite per fuggire e andare in montagna, dove l'aria era quantomeno meno gialla e si intravaedeva un opaco sole. É buffo e tragico pensare che per crescere, stabilizzarsi e prosperare una civiltà impiega millenni, è un lungo processo in cui forze apparentemente disordinate sembrano man mano coaugularsi per costruire una struttura omogenea e fuzionale. Per autodistruggersi invece spesso basta un gesto, un errore, che innesca il conto alla rovescia verso una fine che non può più essere evitata. Vi capita mai di fare qualcosa e di pensare che nel farla siete quasi matematicamente certi di compiere un errore, eppure continuate imperterriti ? Beh, se la risposta è si, allora benvenuti tra gli umani. Ma adesso basta crogiolarsi sugli errori e i difetti di una natura imperfetta di per sé, oggi debbo lavorare al mio aereo, se riuscirò a rimetterlo in piedi potrò farmi un bel viaggetto dall'altra parte della valle dove ho intravisto un altro accampamento e forse troverò qualche amico. Sono bloccato qui su e il cibo in scatola scarseggia, meglio cominciare a muoversi, la vita continua. Ecco, questa è un'espressione quanto mai profetica, è come una maledizione, siamo condannati ad agire, l'inerzia non ci appartiene, forse per questo siamo in possesso di una così elevata capacità di autodistruzione. Mi rimetto a lavoro con i pochi arnesi che mi sono rimasti e ascolto "Heartwork" dei "Carcass", quelli che un tempo furono i profeti della distruzione ma nessuno capì il loro messaggio. Dal mare ogni tanto riemerge qualcosa del nostro passato di umani, quasi a ricordarci che proprio perchè umani, non cambieremo mai.