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I SOBBORGHI DEGLI ARCADE FIRE

Giovedì 23 Settembre 2010 20:21

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suburb
di Marco Fanella


Piove, i tetti che vedo da qui sembrano scalini di scale asimmetriche, senza senso, eppure rigorose nella loro caotica geometria. Il mondo in bianco e nero di un giorno di pioggia è più freddo, malinconico, eppure guardando le persone che giù in strada deambulano come formiche passando da un binario ad un altro sui marciapiedi grigi, sembra quasi che la malinconia non li sfiori nemmeno, tanto sono presi a sopravvivere.

Butto un occhio nella stanza, un'altra tonalità di grigio si pone davanti ai miei occhi, più scuro, più intimo, ma forse per questo anche più doloroso. La vita di una grande città è fatta di istanti infinitesimi in cui cogli la gioia pura e abissi di noia, nell'attesa che ti cada qualcosa addosso per farti risvegliare dal torpore. Quelle quattro pareti che sembrano una fortezza sicura, in realtà nascondono tutte le magagne di una giovinezza perduta ed in fondo, mai vissuta appieno. Tra banchi di scuola di aule fatte in serie, amici che vanno e troppo poco spesso vengono, parlare di me stesso con me stesso era un'abitudine, non un sintomo di schizofrenia, ma un tentativo di rimanere attaccato ad una realtà che troppo spesso scivola via come il sapone sulle mani sporche di lavoro, quasi a voler esorcizzare un tempo che lento, cieco e sordo, passa. Oggi ho la febbre, non vado a lavoro, me ne sto qui che osservo la vita fuori, me ne sto qui che penso anche a te, a quella mattina che ti alzasti senza farti sentire ma io sentivo il tuo sguardo indifferente poggiarsi sulle mie spalle come un telo nero, opprimente, muto. E pensare che quel giorno c'era il sole, faceva freddo ma c'era il sole. Sono grande ormai, ma per certe cose si rimane sempre piccoli, si fa fatica a dimenticare perchè non è la memoria che ci logora, sono le ferite. Ho mal di testa, quindi basta a pensare a tutto quel che è stato, meglio farsi fagocitare dal presente e tirare avanti come ho fatto fino ad ora, soprattutto meglio non pensare troppo, meglio non riflettere, anche perchè il mondo sembra non accorgersi dei miei pensieri. Spengo lo stereo che suona le ultime note di "Suburbs", gli "Arcade Fire" mi hanno fatto compagnia, adesso voglio stare da solo. Di nuovo.