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Nello spazio a suon di rock

Giovedì 19 Gennaio 2012 18:28

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WishboneAshdi Marco Fanella

Audio estimatori tutti ascoltatemi: è giunto il momento di partire per il pianeta Rock e vi voglio tutti belli arzilli, quindi aprite bene le orecchie e “annusate” quanto ho da proporvi.

Sarà un viaggio lungo e qualcuno potrebbe uscire di senno, qualcun'altro potrebbe avere crampi allo stomaco dopo il pollo spaziale e accorgersi di stare per partorire un alieno, altri potrebbero avere allucinazioni, tipo vedere Sammy Barbot che canta in assenza di gravità e di atmosfera, oppure Heather Parisi in una versione galattica di cicale accompagnata da una Milly Carlucci di titanio... Insomma, c'è da stare attenti. La partenza è prevista dalla base spaziale K.I.S.S.(Killing Is So Sexy), luogo rassicurante per i rockofili, riff semplici ed efficaci per un pre – partenza di puro relax: ascoltiamo dell'ottimo rock d'annata, dai Lynrd Skynrd di “What's your name” ai più maestosi Wishbone Ash di “Warrior”. La nave è in partenza, per il viaggio a velocità smodata abbiamo bisogno di qualcosa di veramente “trippy”, quindi il pilota ci spara una compilation di schiaffazzi: si parte con “E.T.I.” degli universali Blue Oyster Cult, superato Plutone passiamo per i Pink Floyd con “Astronomy domine” e, quando stiamo attraversando la cintura degli asteroidi, cosa possiamo ascoltare se non i siderei Muse con “Sing for absolution”? Fin qui tutto bene, ora inizia il tratto più scomodo, ci stiamo avvicinando ad un sistema binario dalla forte attrazione gravitazionale, meglio non correre rischi: “Space truckin'” dei Deep Purple e passa la paura. Ma, un momento, si vede una nave in lontananza, non saranno mica extraterrestri? Ma no, è soltanto David Bowie con la sua “astrofuoriserie” che canta “Space oddity” e ce la spara dritta nei nostri monitor per salutarci mentre sfreccia via, grazie Mr. Jones! Ma le sorprese non finiscono qui, prima di intravedere in distanza il pianeta Rock un ultimo incontro interstellare: sono i Jefferson Starship che hanno talmente spinto a manetta la loro astronave da essere tornati indietro nel tempo, alla loro formazione originale. Eccoli che ci salutano dagli oblò e ci regalano una chicca:”Miracles”. Siamo ormai quasi giunti, chi meglio degli Starship ci può accompagnare mentre entriamo nell'atmosfera ed iniziamo a vedere i bellissimi palazzi a forma di chitarre, bassi e batterie, municipi a forma di tastiera, un vero paradiso! Ah! Finalmente a casa, ora cosa c'è di meglio di un bel vinile per cantare sotto la doccia? Vediamo un po' che cosa offre la nostra collezione: “Into the void” dei Black Sabbath, sano e maturo rock d'altri tempi. Che viaggio ragazzi... Buon rock a tutti.