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Un mondo scritto su sette note

Giovedì 15 Dicembre 2011 16:14

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mixerdi Marco Fanella

Salve cari musicofili, siamo giunti ormai alla fine di questo tortuoso 2011, abbiamo parlato di musica, l'abbiamo ascoltata, amata, criticata, ma lei è stata pur sempre una parte integrante delle nostre giornate, anche solo per canticchiare sotto la doccia.

Ma come sta la musica? In che stato si trova il mercato discografico? Le major esistono ancora? E le etichette indipendenti? L'industria della musica, cosa ben diversa dalla musica stessa eppure di vitale importanza per la sopravvivenza dell'arte suddetta, sta subendo una riorganizzazione, a detta degli addetti ai lavori, abbastanza dolorosa. Complice l'ormai vetusto e diffuso problema del download illegale, le vendite dei cd si sono abbassate drasticamente, ergo le major si sono accorpate tra di loro creando nuovi colossi dai piedi d'argilla. Nel frattempo l'home recording, ovvero l'arte di farsi il proprio cd a casa ha sostituito i vecchi e quasi mitologici studi di registrazione: oggi, con un computer, una buona interfaccia audio ed una tastiera midi si può fare veramente di tutto, dal rock alla tecno al jazz, magari chiusi in cameretta e con le cuffie mentre nonna Sigismonda dorme tranquilla. DischiOtticiNel frattempo l'alternative: questa parola magica così utilizzata, deturpata, idolatrata, coincide con un vero e proprio mondo fatto di etichette indipendenti che promuovono band dell'underground e non solo, il tutto con l'obiettivo o semplicemente la nomea di essere “fuori dal coro”, ovvero lontani dalla logica brutale del mercato, quello grosso. Ora, se da una parte è vero che tutti possono fare dei cd, dall'altra è anche vero che se sei una ciofeca come artista il tuo cd sarà pur sempre una ciofeca, nonostante una edulcorata produzione fatta di copia taglia e incolla, e per fortuna. Se sei una major e vendi immondizia chiudi, se sei una etichetta indipendente che spaccia la band “I Controcorrentesempreecomunque” come il gruppo rivelazione e poi dal vivo non sanno prendere nemmeno un sol maggiore, chiudi anche tu. Se ti spacci per grande sostenitore dell'underground, cara agenzia di promozione, e poi chiedi soldi per far fare le serate ai “Desperados”, chiudi. Se sei un locale dal vivo, il “Megarock”, e solo per il tuo nome chiedi soldi ai gruppi per farli suonare, chiudi. Se ti svegli la mattina e decidi di aprire un locale per la musica dal vivo, sappi che devi investire soldi nell'impianto, nella sonorizzazione del locale, nel cachè dei gruppi. Se ti svegli la mattina e decidi di aprire un locale per la musica dal vivo e basta, chiudi. Caro social network per le band, grazie per far girare il mio nome ed i miei pezzi; caro concorso a premi per gruppi emergenti, perché mi chiedi di portare gente al mio concerto e fargli pagare un biglietto? Forse devi fare cassa? Ok, mi aiuti nella promozione della mia band, ma vuoi alzare uno stipendio sui miei amici? Caro locale di musica dal vivo, ti ho mandato ottomila copie del mio demo “Montagne Rockose”, suono nella zona dal Paleolitico, perché non mi fai suonare? Perché al posto mio suona la cover band di Pupo? Cari ragazzi fuori dai locali che non entrate se si paga l'ingresso, perché non vi fate una birra in meno e vi vedete 'sto cavolo di concerto? Cara cultura musicale, perché, nonostante tu sia lì online gratis e nuda e cruda, nessuno ti si fila? Perché dobbiamo ancora ascoltare cariatidi associate cantare le stesse canzoni e gli stessi motivetti e le stesse lagne sempre e comunque? Potremmo andare avanti ancora ma mi fermo. Non so se l'avete capito, ma io non capisco. Buon 2012!