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DANZARE, ETERNO DANZARE: BLACK SABBATH

Domenica 01 Agosto 2010 18:55

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Marco Fanella

64_pag.19_1Che giornata uggiosa, piove a dirotto e la luce del sole non sembra riuscire a sorpassare minimamente la fitta coltre di nubi, quasi fosse una cortina di metallo. "Che vitaccia John!", sussurro io mentre John nemmeno mi guarda, anzi continua imperterrito a camminare per quel lugubre sentiero che attraversa le dimore di chi abita al piano di sotto.

Il dottore è stato chiaro, non posso sbagliare anche questa volta visto tutto il casino che è successo la volta precedente. Io non volevo ma le cose non sono andate per il verso giusto, ce l'ho messa tutta ma, come voi sapete tutti, gli inconvenienti esistono e qualcuno deve pur sperimentarli. Ma vabbè, questa è un'altra storia, e quel giorno era un altro giorno, sempre uguale a tutti i giorni che mi scivolano addosso da quando vivo in questo dannato borgo, da quando la mia famiglia mi ha voltato le spalle, da quando John è morto. Ho appena superato la "dimora" degli Osbournes, quella si che era gente strana, si sono ammazzati ,avvelenati e torturati in ogni modo, eppure quando li vedevi che erano a pranzo assieme sembravano quasi normali. Ecco, sono arrivato dove dovevo arrivare, anche se a pensare al cammino che ho fatto sembra quasi che tutte le viuzze, i ponti, le candele accese ed i sentieri mi dovessero necessariamente portare qui. Davanti a me si erge una costruzione anomala, una "casa" se così vogliamo chiamarla, tanto per far sentire chi ci "abita" più vicino a noi di quanto in realtà non sia. Ma chi può dirlo? Magari ci stanno guardando! Dannata paranoia! Adesso basta! Forzo il lucchetto, un gioco da ragazzi, entro e vado dritto da lui. Il silenzio è talmente opprimente che mi sembra di sentire i rumori più disparati, sembrano respiri, echi di urla, mugolii e versi di animali, ma quali animali? Mai sentiti animali del genere. Il Barone è qui, immobile, immacolato, conservato con cura certosina, il suo ghigno mi ha sempre fatto un certo effetto, lo sguardo è immobile eppure sembra sappia della mia presenza, tanta è la "vita" nelle sue pupille. Mi serve il suo cervello. Ecco i ferri, "John dove sei?" dico sottovoce un po' alterato da quella atmosfera malata, resa peggiore dal freddo gelido delle 5 del mattino. John è sparito, sembra abbia fiutato l'aria sinistra, d'altronde il fiuto è la sua arma migliore, al contrario del suo povero padrone defunto, caro amico si, ma che ubriacone! Punto il bisturi sulla tempia lucida e rigida, sto per incidere, ecco la punta che brilla sulla pelle imbalsamata del Barone…noooo! Dove sono? Devo essermi addormentato, ma come? Ero arzillo e spaventato come il povero John, quello a quattro zampe, ed ora invece… vedo me stesso riverso in un lago di sangue, o quanto meno ciò che resta di me, dato che una lapide di tre metri con il nome del Barone a caratteri cubitali campeggia sulla mia povera schiena come una mano che spreme un agrume fino all'ultima goccia. Nell'aria riecheggiano melodie sinistre, ecco anche John, quello a due zampe, "mio caro fratello ubriacone!" Finalmente ci eravamo ritrovati, iniziammo a danzare al suono di "Balck Sabbath" dei "Black Sabbath". Non avremmo mai più smesso…