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ELETTRIZZATI DALLE NOTE DELLA VOCE DI DIO

Mercoledì 08 Giugno 2011 14:40

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ronniejamesdiodi Marco Fanella

Ciao a tutti cari degustatori musicofagi, siamo sempre qui su Mondore@le a parlare della nostra amata dannata musica, ovviamente sempre ad un certo voltaggio.

Quindi, per l'ascolto di questa settimana andate al più vicino palo dell' Enel, oppure semplicemente alla presa della corrente della tv ed elettrizzatevi per bene (ovviamente sto scherzando!) perché l'album che vi sto per sottoporre è un concentrato di energia e volume veramente devastante. Siamo negli anni ottanta, il panorama rock è in fermento, pieno di musicisti bravi e grintosi, e tra la folta schiera di singer urlatori si aggira un oscuro folletto con la voce di un gigante, un piccolo uomo che se lo incontri in un vicolo buio ti senti tu il serial killer o il lupo mannaro di turno, basta che lui non apra la bocca! Tal losco figurino risponde al nome di "Ronnie James Dio", omino dal cognome italiano (non Dio ma Padavona!) e dal passato recente musicalmente invidiabile. Il signore in questione ha già suonato con "Elf", "Rainbow" e "Black Sabbath", a dimostrazione del fatto che la sua voce non lascia certo indifferenti, ma adesso ha bisogno di mettere su una propria band, a suo nome, per tirar fuori senza troppi compromessi le sue idee e spingere al massimo la sua ugola d'oro. Dio-Holy_DiverEd ecco che nasce la band "Dio" per l'appunto, con Jimmy Bain al basso, Vinnie Appice alla batteria ed il giovane ma talentuoso chitarrista Vivian Campbell. Esce il disco:"Holy Diver", una bomba. Il combo è potente e tecnicamente molto valido: la sezione ritmica è compatta e sostiene pienamente il riffing poderoso di Campbell come le sue sfuriate solistiche, mentre impera su tutto la voce inconfondibile di Ronnie. A livello compositivo siamo nello standard, con strofe e ritornelli che si alternano intramezzati da special strumentali ed aperture melodiche. Le progressioni armoniche sono in pieno stile heavy ma sono comunque vestite da ottimi riffs, tutta la struttura delle canzoni, dagli arpeggi alle parti più violente sono comunque congeniali alle sortite vocali del singer che non si risparmia, anzi elargisce con la stessa padronanza passaggi lirici ed episodi più rudi: basta ascoltare la bellissima "Don't Talk to Stranger" oppure la celeberrima "Caught In The Middle" per capire che Ronnie con la voce può fare veramente di tutto. La bellezza della sua voce secondo me risiede, oltre che nel suo timbro incredibile, anche nella sua capacità di plasmare tale timbro in base all'atmosfera della canzone, rendendolo un vero interprete, cosa spesso molto sottovalutata da cantanti più impegnati a sparare l'acuto e farsi lo shampoo (caro Gaber, mi approprio seppur fuori contesto delle tue belle parole!). In sostanza qui siamo davanti ad un mostro sacro del rock, un talento naturale incredibile con un curriculum che dire invidiabile è riduttivo, un animale da palcoscenico che quando canta fa la cosa più importante che un cantante potrebbe fare: ci crede! In questo disco inoltre ha la fortuna di avere una band composta da ottimi musicisti (non guastano mai, basta non lasciarli fare troppo!) che fanno il loro dovere in maniera egregia, e ciò è un valore aggiunto. Ma la cosa che più mi rimane impressa è la voce di Ronnie: la sua energia si percepisce dalle casse dello stereo. Quanti cantanti riescono a fare lo stesso? Buona musica e tu, Ronnie, riposa in pace, ma non troppo, altrimenti perdi la voce, e sai che a noi ciò non va affatto bene.