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MAENZA, CERCASI VOCAZIONE DISPERATAMENTE
Mercoledì 13 Aprile 2011 17:47
A A A, cercasi vocazione disperatamente! Non è un appello lanciato dalla parrocchia alla ricerca di parroci, ma l'urlo soffocato e implicito di un paese in fase involutiva fin troppo chiara.
Probabilmente non è stata colpa (almeno non direttamente) delle amministrazioni che si sono succedute, e neppure dei cittadini, ma allo stato attuale delle cose Maenza abbisogna di una svolta reale e consistente, al di là delle opere edilizie di facciata. La svolta che servirebbe è a livello economico, commerciale e sociale. A questo punto, direte voi: e grazie! Ci voleva uno scienziato per trovare questa verità! Vero, ma il punto è che una considerazione cui tutti siamo in grado di arrivare, non trova però soluzione ormai da anni. Maenza deve cercare la sua vocazione perché altrimenti muore. Le scuole perdono ragazzi e sezioni, i negozi chiudono uno dopo l'altro, e le attività dell'area artigianale boccheggiano cercando di resistere alla crisi. E quindi? Quindi bisogna capire che cosa si vuole fare. Di certo non si può pensare ad una bacchetta magica che risolve tutti i problemi ma neppure si può nascondere la testa sotto alla sabbia. Coscientemente è arrivato il momento di scegliere in quale settore concentrare le forze del paese e fare leva su tale scelta. Commercianti, istituzioni, politici, imprenditori, devono innanzitutto scegliere univocamente una direzione. Agricoltura? Ok allora bisogna concentrare le forze sull'agricoltura convenendo quanti più terreni possibili a questo utilizzo promuovendo la coltivazione di prodotti tipici che potrebbero essere le olive o le ciliegie o qualcosa comunque di tipico e locale. La promozione delle tipicità potrebbe essere un'altra scelta, ma a questo punto la ricerca della qualità diventerebbe imprescindibile. Sulla quantità un piccolo centro non può competere nella grossa distribuzione ma le eccellenze qualitative non sono assolutamente precluse. Olio, crespelle, altri dolci locali, piatti tradizionali potrebbero trasformarsi in una risorsa commerciale ed attrattiva non da poco. L'attrattività richiama il turismo che può essere anche esso un volano importante ma in tal caso andrebbe incentivato. Attraverso la promozione e l'istituzione di nuovi eventi, il potenziamento di quelli che già ci sono (Venerdì Santo, Sagra delle Crespelle, Sagra delle Ciliegie, Presepi) e la ricerca di fondi per spalmare tali iniziative su più giorni lungo l'arco di tutto l'anno, oppure creando pacchetti integrati che comprendono possibili attrazioni nei paesi limitrofi (musei a Priverno, Fossanova ecc…). O magari favorendo anche lo sviluppo di un turismo ambientale, favorito dalla natura circostante. Del resto le capacità ricettive ci sono eccome. Circa cento posti letto tra l'Ostello, i tre B&B e Casal dei Lupi. Quello che manca sono i turisti e di conseguenza i motivi atti a generare movimento di visitatori e il museo del paesaggio non è che abbia risolto granché così come le potenzialità del Castello restano inespresse. La scelta potrebbe ricadere ancora sull'artigianato, ma anche in tal caso le forze dovrebbero convergere in tal senso, mettendo a disposizione delle imprese esistenti e di possibili nuovi investitori, i mezzi necessari per essere davvero competitivi. Mezzi che si chiamano servizi, infrastrutture, strade e via dicendo. Tutto sta però nello scegliere la propria vocazione perché con la politica di un colpo al cerchio e uno alla botte, non si ottiene granché e la situazione attuale ne rappresenta la testimonianza.




