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SEGNALI DI STASI POLITICA PREOCCUPANTE

Giovedì 17 Febbraio 2011 10:48

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maenza

di Luca Morazzano

Che fine ha fatto l'opposizione politica maentina? Se lo è chiesto Alessandro Pucci, segretario di Rifondazione Comunista ed ex sindaco del centro lepino, ma se lo chiedono in tanti altri visto che la giunta Mastracci praticamente si ritrova nella situazione di poter fare e disfare addirittura al di là di numeri politici che comunque la blindano in consiglio.

L'input a tale riflessione viene proprio dall'incontro indetto da Pucci nei giorni scorsi, a partire dalla riflessione proposta dallo stesso avvocato maentino: "Ho sempre sostenuto che l'opposizione è un dovere per chi è tenuto a farla; ovviamente opposizione intesa non come una strenua linea di confine, ma come costruzione attraverso proposte e iniziative alternative alla maggioranza". E pensandoci bene il panorama oppositivo di Maenza risulta quanto mai mutilato e amorfo negli ultimi tempi. Precisamente dal periodo corrispondente con il secondo mandato del sindaco Mastracci. Per capire meglio i contorni della questione è bene rivangare un po' la memoria storica dicendo che il panorama politico e consigliare cittadino presenta un'anormalità derivata proprio dalle scorse elezioni. L'esclusione della lista civica di centro sinistra che sosteneva la candidatura di Paola Cacciotti, per un banale ma grave vizio di forma, ha infatti privato l'assise della normale alternanza destra - sinistra. A concorrere sono rimasti in due: la coalizione del sindaco Mastracci contro dei fuori usciti della stessa sua parte in sostegno a Daniele Marchetti. Il responso delle urne a quel punto è stato impietoso verso gli sconfitti e il premio di maggioranza ha ulteriormente rafforzato il sindaco che si ritrova in consiglio con dodici esponenti di maggioranza (lui compreso) e cinque in opposizione che, dopo aver provato a far sentire le proprie ragioni in qualche circostanza. Zittiti e smaccati in malo modo, hanno finito col chinare la testa, magari astenendosi pure dalle votazioni in segno di protesta ma certo senza riuscire mai a mettere in bilico qualche decisione. Fuori dall'aula consigliare poi, l'atteggiamento delle altre forze politiche è stato ancor più rassegnato: eccettuato lo stesso Pucci (al quale si può imputare al massimo il target dei suoi interventi, spessi diretti a particolari e mai rivolti a temi generali) il PD si è praticamente eclissato in se stesso, astenendosi da dichiarazioni e interventi di sorta e per ricomparire solo in occasioni di elezioni interne. Tutti gli altri partiti invece sono del tutto scomparsi, a cominciare dall'Italia dei Valori una volta tanto attiva ma adesso ammutolita con l'avvento della nuova segreteria Fiore. Altre forze di centrosinistra paiono del tutto assenti, cominciando da Sel, priva di rappresentanti, passando per Partito Socialista e compagnia dicendo. Deserto anche nel presunto terzo polo moderato mentre nello stesso centro destra, rimane da individuare chi appartiene a dove. Ovvero chi rappresenta il Pdl, chi sta con Fini e chi invece aderisce al movimento di Nuova Area o a quello de l'Altra faccia della Politica comunque esterno al centro destra canonica. Si attendono indicazioni,convinti che, con l'appropinquarsi di nuovi periodi elettorali riporteranno nuovi fermenti.